Noi abbiamo fiducia nei docenti

Scuola
Primo giorno di scuola per gli studenti della Scuola elementare statale Tommaseo, Torino,15 Settembre 2014 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Gli insegnanti oggi hanno l’opportunità di dare il proprio contributo al cambiamento del Paese, rappresentandone la punta avanzata e non la conservazione

I segni positivi sulla crescita e la ripresa dell’occupazione, anche giovanile, fanno il paio con i messaggi di soddisfazione degli insegnanti che dopo anni di precariato, stanno firmando i contratti a tempo indeterminato grazie al piano straordinario di 102.701 assunzioni previste dalla buona scuola.

È il segno dell’Italia che riparte, che riprende fiato e fiducia dopo gli anni di immobilismo e di crisi profonda.

Certo, un insegnante su 10 dovrà spostarsi dalle regioni del sud al centro nord, ma è ciò che hanno fatto anche in passato migliaia di insegnanti del Mezzogiorno, oltre 7000 solo lo scorso anno, che per entrare in ruolo e non andare in pensione da precari, si sono trasferiti nelle regioni che hanno una popolazione scolastica in crescita.

Nella scuola dobbiamo continuare a fugare i dubbi e le paure degli insegnanti, frutto della propaganda di chi vuole fermare qualsiasi cambiamento. Il primo fra tutti quello espresso in un’intervista a questo giornale da un insegnante che ha fatto domanda di assunzione e che teme di fare “il tappabuchi” a tempo indeterminato. Non accadrà, gli insegnanti che verranno assunti anche nelle ultime fasi del piano straordinario, entreranno a far parte pienamente dell’organico dell’autonomia e andranno a potenziare l’offerta formativa proprio in quelle aree disciplinari che la legge di riforma intende rafforzare a beneficio degli studenti e che negli anni erano state tagliate. Dalla musica alla storia dell’arte, dal diritto all’economia, alle figure specialistiche di insegnante di inglese, musica ed educazione motoria nella scuola primaria.

Ma se quella richiesta di continuare ad insegnare ciò che si è sempre fatto, corrisponde alle lezioni frontali di discipline che si susseguono in un orario settimanale scandito dal suono della campanella, allora sì, su questo occorre cambiare. Altrimenti i nostri ragazzi continueranno ad abbandonare la scuola, per disinteresse, per noia, continueranno a non appassionarsi alla matematica, alla chimica e alle scienze, continueranno ad avere difficoltà nella comprensione di un testo.

La buona scuola è per gli studenti. Per aiutarli a scoprire, grazie all’impegno e allo studio, talenti e vocazioni. Quella scintilla che se si accende, ti appassiona e ti illumina la vita. È la grande sfida educativa su cui il Governo ha deciso di investire 4 miliardi all’anno. Oltre 55.000 insegnanti in più nelle scuole rispetto al passato, 90 milioni per il nuovo piano per la scuola digitale e i laboratori, i 100 milioni per l’alternanza scuola lavoro, i 126 milioni di euro che andranno a rimpolpare il Fondo di Istituto. I 40 milioni per la formazione in servizio degli insegnanti servono proprio a questo, a non lasciare gli insegnanti soli ad affrontare la rivoluzione didattica che serve nelle nostre scuole e che alcuni innovatori coraggiosi hanno già iniziato a fare.

Noi abbiamo fiducia negli insegnanti. Pensiamo che come noi percepiscano la necessità di aiutare i ragazzi e le ragazze a credere nel riconoscimento del merito, nel rispetto delle regole e della legalità, nel valore delle istituzioni democratiche. Perché sono gli studenti i cittadini di oggi e i governanti di domani. Per questo non possiamo condividere chi invita i docenti a boicottare i comitati di valutazione che distribuiranno i 200 milioni per premiarne l’impegno, secondo criteri che ciascuna scuola si darà in piena autonomia. Gli insegnanti oggi hanno l’opportunità di dare il proprio contributo al cambiamento del Paese, rappresentandone la punta avanzata e non la conservazione.

Vedi anche

Altri articoli