“No Border Radio” la voce dei profughi di Eko Camp

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In this photo taken on Tuesday  March 1  2016 tents with refugees and migrants stand at the Greek-Macedonian border near the northern Greek village of Idomeni  Macedonia intermittently opened its border with Greece to a tiny trickle of Syrian and Iraqi refugees on Wednesday  March 2  2016   leaving about 10 000 more people camped on the Greek side  with more arriving daily   Vassilis Ververidis Motion Team via AP   GREECE OUT

La radio è fatta dagli stessi abitanti del campo che raccontano la loro esperienza fatta di sofferenze ed emozioni. Tutto in presa diretta

Radio Popolare sta per festeggiare i suoi quaranta anni. Lo farà a Milano, il prossimo fine settimana, con una gran festa, “All You Need Is Pop”, che rispecchia il suo noto stile: concerti, dibattiti, spettacoli teatrali e cinematografici, incontri e “momenti di gastronomia ad alto tasso di socialità”. Non è, però, di questo che parlo in questa puntata di Media Telling.

Racconto un’esperienza radiofonica molto particolare, quella di “No Border Radio”. Ogni giorno, alle 17, all’interno di Eko Camp, il più grande dei campi profughi auto organizzati nel nord della Grecia, si accende una voce che trasmette per qualche ora, in arabo, curdo, inglese e italiano. La radio è fatta dagli stessi abitanti del campo che raccontano la loro esperienza fatta di sofferenze ed emozioni. Tutto in presa diretta. Anche la musica è scelta e fatta da loro, utilizzando, in alcuni casi, i loro cellulari da cui sono estrapolate le canzoni che poi sono messe in onda. Un suonatore di liuto si esibisce in diretta dai microfoni dell’emittente.

È interessante capire, in questo tempo di sprechi anche mediatici, come sia stato possibile allestire uno studio e come da questo si riesca a trasmettere, rendendo protagonisti gli stessi immigrati. Lo studio è un tendone del campo dentro il quale, molto semplicemente, si trovano un banchetto, un altoparlante e un’antenna. Come trasmettitore è stato riciclato un vecchio apparecchio della popolare radio milanese, che doveva essere messo in pensione, dopo aver lavorato per tanti anni in provincia di Sondrio, e che invece si rende ancora molto utile in questa esperienza.

Uno dei volontari che lavora in questo gigantesco Campo, Davide di Macao, racconta a Radio Popolare la vicenda: «La radio era nata pensando al campo di Idomeni. Mentre con i compagni di Macao ci stavamo organizzando il campo, è stato sgomberato. Allora abbiamo portato le attrezzature in quest’altro campo, anche se non sappiamo, quanto rimarrà ancora aperto. È quello più popolato della zona: circa 1500 persone, per la maggioranza famiglie con figli piccoli». La vita dei campi profughi è difficile da raccontare. Eppure c’è chi riesce a farlo, dando voce a quest’umanità e facendolo in modo diverso da com’è fatto da gran parte dei media. Non potrebbe la Rai, con i mezzi di cui dispone, impegnarsi un po’ di più per dar voce al popolo errante?

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