Niente può perdonare la diffusione del Mein Kampf

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epa05053233 Library manager Schloegl removes a copy of Adolf Hitler's 'Mein Kampf' (My Struggle) from a shelf containing several editions of the book, at the Institut fuer Zeitgeschichte (Institute for Contemporary History) in Munich, Germany, 03 December 2015. The institue plans to reprint Hitler's manifesto, staring in January 2016. The copyright on 'Mein Kampf' runs out on 31 December 2015, which is 70 years after Hitler's death.  EPA/MATTHIAS BALK

La decisione del direttore de Il Giornale di pubblicare il libello di Hitler offende me, la mia famiglia e la crescita civile del Paese

La mia prima domanda è: perché? Perché un quotidiano nazionale sente il bisogno, a oltre 70 anni dall’accertamento della terribile verità su tutto ciò che ha riguardato lo sterminio da parte della Germania nazista, di pubblicare la summa ideologica del più grande criminale contro l’umanità che la storia contemporanea ricordi?

Io non sono sicuramente obiettivo, dato che costui è il responsabile dello sterminio di undici miei parenti di sangue, tutto il ramo paterno della mia famiglia. Ma, distaccandomi per un momento dalla vicenda personale, io credo che si possa affermare che non c’è nessuna giustificazione possibile che possa perdonare la diffusione del Mein Kampf di Adolf Hitler. Peraltro, un conto è la sua comparsa in qualche libreria, altro conto è spingere alla sua lettura tramite un quotidiano che distribuisce 100mila copie di un testo criminale, seppur accompagnato da un commento.

Da poche ore il Parlamento ha approvato una legge che istituisce per il nostro Paese, così come avviene nel 90% dei Paesi europei, l’aggravante di negazionismo per i vari reati di discriminazione già presenti nel nostro ordinamento. Il che vuole dire che verrà punito con la reclusione chi promuove atti discriminatori o diffonde idee discriminatorie, di cui peraltro è piena oggi l’Europa, falsando la memoria storica o negandola per non permettere la conoscenza del livello di aberrazione a cui è giunta la violenza dell’uomo nel corso di vari crimini contro l’umanità. Perché abbiamo fatto tutto questo? Perché ci interessava colpire un reato di opinione? No di certo. Siamo invece preoccupati che l’ignoranza a livello devastante al quale è arrivata l’ideologia discriminatoria possa permettere il suo ripetersi.

Lascio al direttore de Il Giornale l’onere di spiegare ai suoi lettori la necessità impellente della diffusione del libello nazista. Il sentimento personale di offesa verso la storia della mia famiglia lo tengo per me, pubblicamente non smetterò mai di combattere ogni rischio di apologia delle ideologie sterminazionistiche e liberticide e ogni tentativo di riscrivere la storia delle loro colpe. Si può sempre scegliere se giudicare la propria azione sotto il profilo delle copie vendute di un giornale o per il contributo alla crescita civile e culturale di una collettività. Io non ho dubbi: la pubblicazione del testo di Hitler è una offesa a chi ha subito la violenza nazifascista. Io il Mein Kampf non lo avrei pubblicato.

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