Niente di nuovo sul fronte spagnolo. Madrid verso le urne

Spagna
epa05139728 Secretary General of Spanish Socialist Worker's Party, Pedro Sanchez, poses before the start of a press conference following his meeting with Spain's King Felipe VI as part of the second round of talks aiming at selecting a candidate for Spanish prime minister, in Madrid, Spain, 02 February 2016.  EPA/EMILIO NARAJO

Il Parlamento ha detto no a Sanchez

Che Pedro Sanchez fallisse nella prima votazione era scontato, così come il fatto che l’esito sarà lo stesso venerdì prossimo.

Il voto era importante solo perché, come prevede la Costituzione, con esso può finalmente partire il conto alla rovescia per le nuove elezioni del prossimo 26 giugno.

Il dibattito ha dimostrato plasticamente perché non ci può essere nessun accordo diverso da quello, minoritario in questo Parlamento, tra Psoe e Ciudadanos.

Dentro ciascuna area politica si è determinato uno scontro frontale per l’egemonia. L’attacco più violento a Sanchez è venuto non casualmente dal massimalismo di Podemos che ha non a caso scelto come riferimento polemico Felipe Gonzalez, a cui si deve l’egemonia storica dei rifomisti a sinistra. Nel contempo l’attacco più duro a Rajoy è venuto da Rivera, leader di Ciudadanos, che mira a prendere il posto di un Partito Popolare delegittimato dalle inchieste giudiziarie.

Il tandem Sanchez-Rivera marcia quindi non tanto verso la fiducia quanto a conquistare la maggioranza nelle urne ai danni degli opposti estremismi di Podemos e del PP, presentati come ugualmente irresponsabili dello stallo spagnolo. Difficile dire ora se ce la faranno, però sin qui si sono mossi con una certa abilità.

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