Non ci sono più i numeri, Marino eviti l’umiliazione

Roma
Il sindaco di Roma Ignazio Marino, durante la celebrazione di ''La storia più bella'', manifestazione organizzata per il 70/mo anniversario della Liberazione, in Piazza del Campidoglio, Roma, 25 aprile 2015. ANSA/ GIORGIO ONORATI

Il no dei consiglieri del Pd chiude di fatto la partita

Con la presa di posizione dei consiglieri comunali del Pd in un certo senso il “giallo” sulla sorte di Ignazio Marino finisce qui. I numeri per sfiduciarlo ci sono. “Il gruppo è compatto”, aveva twittato stamane Matteo Orfini, che aveva fatto le sue verifiche (perché ce n’è stato bisogno): e effettivamente tutti i consiglieri dem sono pronti a sfiduciare il sindaco. A poco gli serve quel filo d’ambiguità che ancora oggi pomeriggio è stato sventolato dal capogruppo di Sel Peciola. Marino è di fatto sfiduciato. Perché le crepe nel Pd che Marino ha pensato di forzare si sono subito richiuse. E certo non può bastare l’entusiasmo dei supporter per rimetterlo in pista.

Di solito quando la situazione si mette così, il diretto interessato lascia. Non va in aula (in parlamento o in consiglio comunale è la stessa cosa) a farsi impallinare. Evita un’umiliazione, un’agonia penosa e inutile.

Ma immaginiamo che Ignazio Marino non rinuncerà all’ultimo atto, magari con una scena madre, prima che cali il sipario. L’istrione che è in lui impedisce una soluzione concordata e lineare. Peccato.

Oggi abbiamo sentito qui Fabrizio Barca, uomo da tutti stimato e da molti atteso: “Darò una mano”, ci ha detto. Ce ne sarà bisogno, e non solo di lui: ma di uno squadrone di prim’ordine, per rimettere a posto Roma, e scusate se è poco.

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