Nemmeno un presidente nero è riuscito a pacificare gli States

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epa05414642 US President Barack Obama speaks at a press conference after a meeting with European Council President Donald Tusk and European Commission President Jean-Claude Juncker (both not seen) in Warsaw, Poland, 08 July 2016. The NATO Warsaw Summit which is expected to decide about military reinforcements on NATO territory in Central-East Europe takes place on 08 and 09 July. About 2,000 delegates, including 18 state heads, 21 prime ministers, 41 foreign ministers and 39 defence ministers will take part in the Summit.  EPA/JAKUB KAMINSKI POLAND OUT

Otto anni di presidenza Obama non sono stati sufficienti a sanare l’antica ferita che divide gli Usa. La sentinella d’allarme è nel Texas

Per tutti Dallas è la città dove è stato ammazzato Kennedy. Poco importa che a Washington siano stati assassinati due dei quattro presidenti morti a seguito di un attentato, Lincoln e Garfield, e che sempre a Washington provarono a far fuori sia Teddy Roosevelt che Harry Truman. Nell’epoca in cui la televisione costruisce la memoria collettiva più di ogni altro strumento, la città di Dallas è destinata a portarsi addosso per sempre la macchia dell’orribile omicidio di Kennedy. E, da ieri notte, anche dell’atto di violenza con più morti tra le forze dell’ordine dopo l’attacco alle Torri Gemelle.

La violenza di Dallas, in cui attentatori neri avevano come obiettivo agenti di polizia bianchi, segue gli ennesimi assassini di neri da parte della polizia in Louisiana e in Minnesota. Una spirale di odio che sembra attorcigliarsi intorno all’anima inquieta degli Stati Uniti fino a lasciarla senza fiato. Il tutto dopo che per otto anni alla Casa Bianca, per la prima volta nella storia, la leadership di un uomo di colore ha riempito di speranze di fratellanza i cuori di mezzo mondo. E per questo ha ricevuto all’inizio del suo primo mandato, praticamente sulla fiducia, il premio Nobel per la pace. Ma non c’è stata alcuna pacificazione.

Dopo la presidenza Obama, di cui molto si discute negli States oggi, e ancor di più si discuterà dopo le prossime elezioni, ci si aspettava una nazione che avesse fatto davvero i conti col proprio nefando passato di apartheid verso la minoranza nera. Invece pare che neppure il fatto di aver eletto Obama per due volte alla Casa Bianca abbia sanato una ferita antica quanto l’America stessa. Gli Stati Uniti conservano nella loro coscienza questa terribile contraddizione, in mezzo alle altre varie contraddizioni che da sempre caratterizzano il Paese.

Il Texas non è solo lo Stato dalle pistole facili. È anche lo Stato che ha dato all’America il presidente, Lyndon Johnson, a cui si devono le leggi che hanno messo fine all’apartheid americano. È uno Stato florido, il Texas, che cresce in Pil e in occupazione più della media federale, che investe nelle proprie università quanto non investono moltissimi altri Stati. Uno Stato che, se dai tempi di Carter non vota per un presidente democratico, ha sindaci democratici in tutte le sue maggiori città: a Dallas ovviamente, nella capitale Austin, nella sua città più popolosa Houston (la quarta d’America) e a San Antonio (settima città d’America per popolazione). E, per giunta, a Houston e a San Antonio governano sindaci di colore!

Uno Stato, il Texas, da tenere sott’occhio più di altri per capire cosa oggi funziona e non funziona negli States, e magari – per dirla con Bill Clinton – per provare a sistemare quello che non va con il tanto che cresce e che prospera.

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