Nella corsa al ribasso chi ci rimette?

ControVerso
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Se si parte da progetti ben fatti, tutto diventa più semplice le contestazioni a posteriori facilmente affrontabili

Nel 1994, in piena esplosione di Tangentopoli, il Parlamento italiano approvò la legge Merloni in materia di appalti pubblici. Sembrò in quel momento che l’introduzione del criterio della più bassa offerta economica fosse il modo corretto per levare all’Amministrazione Pubblica quella discrezionalità nella determinazione del prezzo e delle condizioni di gara, su cui si erano basate molte delle attività illegittime e corruttive. Dopo più di venti anni il nuovo Codice degli appalti rovescia quella impostazione, dimostratasi nel frattempo una tagliola che ha finito per favorire assurde gare al ribasso, salvo poi concedere numerosi adeguamenti per prezzi evidentemente assurdi. Aprendo per altro la strada a imprese più basate sull’azzardo che su capacità professionale e offerte meditate. Bene quindi il metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che prende in considerazione più parametri, sia quantitativi che qualitativi. Ma tutto questo funzionerà se si fanno decisi passi in avanti su quello che, secondo me, è il vero punto critico. Il progetto. Solo in presenza di progetti esecutivi, cioè ben costruiti nei particolari, non semplicemente delineati in modo grossolano, sarà possibile all’impresa offrire con precisione e alla stazione appaltante giudicare con equità. Per forza devono entrare in campo, come la legge propone, progettisti capaci, anche e forse soprattutto privati, visto che ben poche Amministrazioni dispongono delle competenze necessarie. Se si parte da qui, da progetti ben fatti, tutto diventa più semplice le contestazioni a posteriori facilmente affrontabili.

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