Nel segreto del server le primarie M5S

M5S
Beppe Grillo sul palco della due giorni ''Italia5stelle'' all'autodromo di Imola (Bologna), 17 ottobre 2015. A destra Gianroberto Casaleggio, fondatore del Movimento 5 stelle. ANSA/ MARCO ISOLA

La retorica della trasparenza ha ceduto ancora una volta il passo alla furbizia di chi manovra il sacro blog facendone uscire il candidato designato chissà dove

Aridatece le segreterie dei partiti, allora. Meglio di questa pseudodemocrazia di Cinque Stelle, di queste tenebrose “votazioni” sulla Rete consentite non si sa bene a chi, dove, come, quando, di questi esoterici esercizi di potere dal basso, di queste pantomime di partecipazione popolare. E sarebbero primarie, queste dei grillini a Torino, a Milano? Non si sa chi ha votato, né quanti hanno votato. Alcune decine, diciamo poche centinaia: dicono 250 a Torino, 300 a Milano. La retorica della trasparenza ha ceduto ancora una volta il passo alla furbizia di chi manovra il sacro blog facendone uscire il candidato designato chissà dove, chissà da chi, per la gioia di guru grandi e piccoli che tirano i fili dei burattini. Dov’è la politica, dov’è il confronto, dov’è la partecipazione? A Milano ha “vinto” Patrizia Bedori, 52 anni, disoccupata, diplomata in comunicazioni visive, “vinto” con le virgolette perché se non sai chi vota e quanti votano, beh, è una vittoria molto molto virtuale. Di lei ci pare di ricordare che votò contro i fondi alla giornata della Memoria per le vittime della Shoah perché spiegava, secondo i militanti, che “non c’è ragione di dare soldi solo agli ebrei”. Forse sarà migliorata. A Torino invece ha prevalso (senza sfidanti, non era difficile) Chiara Appendino, 32 anni, consigliere comunale, bocconiana. C’è stato pure qualche problema con un fondatore del M5S in Piemonte, Vittorio Bertola che si era proposto come vice, ma lei non ha accettato e lui ha deciso che non si ricandiderà: “Se non si è allineati, ci si trova subito di fronte a una reazione collettiva aggressiva e sistematica, e a una pressione psicologica veramente pesante”, ha commentato. Comunque, la mitica “pre-selezione” e l’altrettanto mitica “graticola” ricordano più Giochi senza frontiere che un autentico meccanismo democratico, che per essere tale deve essere visibile, pubblico, controllabile; e sembra di snocciolare l’abc che anche un bambino conosce. Ma i grillini no. Chiusi nell’autoreferenzialità della “loro” Rete (che è una contraddizione in termini perché per definizione la Rete è di tutti), i seguaci di Grillo& Casaleggio hanno badato a tenere a distanza i non-seguaci, né al momento della proclamazione sono state fornite le cifre dei partecipanti, un muro di silenzio eretto come fanno le sétte segrete o gli alcoolisti anonimi. Questo alone dostojevskiano che incute un po’ paura è l’altra faccia del gran teatro comico di Beppe Grillo dove è tutto un urlare sputazzando su tutti, mentre nel segreto delle “votazioni” non si sente volare nemmeno un clic. Sì, meglio le segreterie dei partiti di una volta, per non dire dei piccoli gazebo esposti al freddo nei giorni delle primarie, quelle con le persone vere.

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