Nel negoziato con l’Ue emergeranno le bugie dei sostenitori della Brexit

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Se Londra vorrà l’accesso al mercato unico dovrà rispettare le regole sulla libera circolazione

Ieri è stata una giornata molto triste per l’Europa anche se la vittoria del Leave al referendum di giovedì danneggerà innanzitutto gli interessi del Regno Unito. L’Europa però va avanti lo stesso e questo voto rafforza le ragioni della battaglia che stiamo conducendo per cambiarla e renderla più forte, più giusta e più democratica. Innanzitutto occorre condurre il negoziato per l’uscita dall’Unione con fermezza ed equilibrio. La procedura prevista dall’articolo 50 va avviata senza indugi mentre attendere alcuni mesi, come vorrebbe Cameron, è una scelta insostenibile e sbagliata che non farebbe altro che alimentare incertezze.

Quanto al negoziato, sarebbe sbagliato optare per una per una reazione punitiva o di vendetta. L’Europa non può essere né dura né morbida, deve semplicemente essere seria e fare un accordo equilibrato, che definisca su basi solide una nuova relazione tra il Regno Unito e l’Unione europea. Certo, il negoziato farà emergere quanto ingannevole è stata la propaganda del Leave, secondo cui in caso di Brexit la Gran Bretagna avrebbe continuato a mantenere tutti i benefici dell’accesso al mercato unico, senza sostenere i costi e rispettare i vincoli della membership. In realtà tutto ciò non è vero: l’accesso al mercato unico è un bene prezioso, che come tale ha un costo.

Ad esempio la Norvegia accede al mercato ma paga una cifra molto consistente al bilancio dell’Unione, dovendo allo stesso tempo applicare le normative europee, senza peraltro poterle codecidere, incluse quelle che garantiscono la libera circolazione dei cittadini. E’ troppo presto per indicare quale modello verrà prescelto, ma è certo che l’Unione non accetterà soluzioni non eque nei confronti degli altri Stati membri, e questa sarà probabilmente una delle più amare sorprese per chi ha creduto nella propaganda populista. Se una certa dose di fermezza è dunque necessaria, anche per evitare un eventuale effetto domino in altri paesi, ciò di cui oggi l’Unione ha più bisogno è il coraggio e la visione. Il problema non è solo quello, pur essenziale, di garantire la stabilità. Da questo punto di vista Mario Draghi e la BCE hanno dimostrato più volte di avere gli strumenti e la determinazione per affrontare situazioni di volatilità di mercati, e certamente tutte le istituzioni dell’Unione sapranno agire con saggezza di fronte a eventuali situazioni critiche per garantire la stabilità e la tenuta dell’area euro. La stabilità è però condizione necessaria ma non sufficiente per garantire il futuro dell’Unione.

Da questo punto di vista le parole chiave sono crescita, coesione e democrazia. I risultati del referendum così come quelli di molte altre elezioni in Europa, evidenziano con chiarezza la profondità delle fratture sociali, territoriali, culturali che attraversano il nostro continente. Occorre aggredire queste linee di faglia prodotte dalla globalizzazione e che sono state ulteriormente alimentate dalle politiche di austerità e dall’aumento delle diseguaglianze. Noi abbiamo cominciato a farlo, contribuendo a cambiare l’indirizzo delle politiche economiche europee, cominciando ad affrontare il tema dell’Europa sociale, rafforzando gli investimenti, sostenendo una democratizzazione del processo decisionale europeo attraverso un maggiore peso del parlamento e un ruolo dei partiti politici europei.

Occorre rafforzare questa linea e iniziare a dare concretezza ad alcune proposte che abbiamo già avanzato, come l’assicurazione europea contro la disoccupazione, il migration compact, interventi adeguati per la crescita e per le periferie. E collocarle dentro una vera e propria roadmap, realistica ma ambiziosa, per il completamento dell’Unione economica e monetaria e la costruzione dell’Europa politica. Nella sessione plenaria straordinaria di martedì il Parlamento europeo sarà molto nett o. È il momento che tutte le istituzioni dell’Unione e gli Stati membri facciano la propria parte e mostrino la sufficiente consapevolezza storico-politica della portata della sfida che è dinanzi a noi.

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