Nei territori la rottamazione non è mai arrivata. Ecco perché il M5S vince

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manifestazione pd roma

Ci sono tanti Appendini e Appendine che hanno voglia di mettersi al servizio ma spesso sono lasciati soli nei circoli o diventano bersaglio dei capibastone di turno

Civitavecchia, la mia città, è stata una delle prima a vivere la situazione che domenica si è vissuta in tutta Italia. Un Partito Democratico che non riesce o non vuole interpretare un’esigenza di cambiamento e mettere in campo una classe dirigente giovane, seria e preparata ma ripropone gli stessi schemi, le stesse logiche e gli stessi atteggiamenti di sempre e un Movimento 5 Stelle che cavalcando l’onda del malcontento schiera una serie di volti nuovi e puliti e ti schiaccia al ballottaggio rompendo tutti gli schemi.

Una lettura semplice, forse un po’ banale. Una lettura che ci è stata spiegata dal vicino di casa, dall’ex compagno di scuola e dalla barista di fiducia per chi ha voluto e saputo ascoltare. Leggo in queste ore che la colpa della sconfitta andrebbe attribuita a “elettori sciocchi”, a elettori di centrodestra che hanno votato 5 stelle, a elettori di sinistra che hanno “tradito”, al “troppo cambiamento”, al doppio ruolo di Renzi, alla perdita di identità, alla Buona Scuola e chi più ne ha più ne metta.

Una ricerca di un alibi, di un colpevole pur di non vedere che la responsabilità è tutta nostra, del Partito Democratico.

La “rottamazione” sui territori non è mai arrivata. Sono convinta che il Partito Democratico sia sempre più lontano dai cittadini, nonostante l’incisiva azione di governo, composto da una classe dirigente autoreferenziale che si parla addosso da 20 anni e che si divide le poltrone in base alle correnti. Un partito più interessato alla tessere e ai congressi per presidiare il territorio e gestire i circoli piuttosto che a formare una classe dirigente e a capire le necessità di una società che è cambiata e che cambia di giorno in giorno.

Sono convinta che molti abbiano votato 5 stelle perché vedono in loro una speranza o comunque gente nuova a cui dare una possibilità. Ha ragione il segretario Renzi quando dice che è stato un voto di cambiamento e che la Leopolda era piena di Appendine, oltre che di un entusiasmo che oggi fatichiamo a ritrovare, ma lo è ancora il Partito Democratico. Ci sono tanti Appendini e Appendine che hanno voglia di mettersi al servizio del proprio partito e della propria comunità, tanti ragazzi che però vengono, nel migliore dei casi, lasciati soli nei circoli o diventano bersaglio dei capibastone di turno.

Dobbiamo cambiare e farlo presto. Dobbiamo cambiare i metodi, l’approccio, anche le persone se serve, si, sostituendo tutti coloro che vengono visti come gli artefici della situazione disastrosa che stiamo vivendo e che sono odiati dai cittadini. Dobbiamo parlare con la gente, dobbiamo essere meno spocchiosi, più dialogo con l’elettorato prima che con l’establishment.

Dobbiamo essere seri, rispettare le regole, la legge e i cittadini. Bisogna rispettarli anche quando gli propiniamo un rinnovamento finto credendo che tanto la gente non se accorga. O si cambia o si muore. Per il bene del Paese. E lo dice chi i 5 stelle li ha al governo del suo comune da 2 anni.

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