Nadia Murad: da schiava dell’ISIS a ambasciatrice ONU

Donne
epa05338938 Human rights activist Nadia Murad Bansee Taha speaks at the state parliament in Hanover, Germany, 31 May 2016. The human right activist spoke about her time as a prisoner of the Islamic State during a fraction meeting of SPD party. Nadia Murad Basee Taha is nominated for the Nobel Peace Prize.  EPA/JULIAN STRATENSCHULTE

Nadia è testimone vivente dell’orrore, chiede giustizia e libertà per le vittime di quello chiede di chiamare con il nome che merita: genocidio

Il 16 settembre, in occasione della Giornata internazionale della Pace, Nadia Murad sarà nominata Ambasciatrice di Buona Volontà per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC). La giovane donna irachena della minoranza yazida è impegnata da molti mesi in un’infaticabile attività di informazione e sensibilizzazione della comunità internazionale verso la tragedia del suo popolo. E questo riconoscimento, che le sarà offerto alla presenza del Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, testimonia la forza della sua battaglia.

Ho ascoltato Nadia Murad raccontare la sua storia quando, a maggio di quest’anno, l’ho ricevuta, insieme a un rappresentante dell’associazione Yazda, a Palazzo Madama: una storia di violenze atroci, perpetrate dalle milizie dell’Isis contro gli abitanti del suo villaggio e di tutti i territori abitati dagli yazidi in Iraq e in Siria. Non si conosce, ad oggi, il numero preciso dei civili uccisi in questa campagna di morte. Di recente, la scoperta di 72 fosse comuni ha portato alla luce forse 15mila corpi, che si aggiungono a quelli già rinvenuti nei mesi passati lungo le rotte che dal Monte Sinjar conducono a Mosul e a Raqqa.

Sono state almeno 5mila, invece, le persone rapite, in maggioranza giovani donne che i soldati del nuovo Califfato hanno stuprato e violentato, comprato e venduto. Tra di loro, c’era la ventiduenne Nadia, che è riuscita a fuggire trovando asilo in Germania, e oggi, come testimone vivente dell’orrore, chiede giustizia e libertà per le vittime di quello chiede di chiamare con il nome che merita: genocidio.

Da parte nostra, ci siamo assunti l’impegno di avviare in Senato un percorso istituzionale per porre una specifica attenzione al dramma dei perseguitati yazidi, migliaia dei quali sono donne e bambini. A tale proposito, insieme a tutti i capigruppo di maggioranza e opposizione e ai presidenti delle commissioni Affari esteri, Difesa e Diritti umani, abbiamo depositato una mozione che chiede al governo italiano di impegnarsi “a promuovere nelle competenti sedi internazionali ogni iniziativa volta al formale riconoscimento del genocidio del popolo yazida; ad adoperarsi, d’intesa con gli altri paesi dell’Unione europea, nel quadro degli strumenti a disposizione della comunità internazionale in seno all’Organizzazione delle Nazioni Unite, per far cessare ogni violenza nei confronti del popolo yazida; a realizzare corridoi umanitari per favorire l’arrivo di aiuti internazionali a sostegno della popolazione civile colpita dalle violenze; a soccorrere attraverso specifiche iniziative di assistenza umanitaria e sanitaria le vittime della violenza”.

Dalla visita di Nadia Murad e dell’associazione Yazda in Italia è nato anche l’impegno dell’Università di Milano-Bicocca per ospitare dieci studenti yazidi, a cui l’ateneo intende dare la possibilità di riprendere in mano le proprie vite, interrotte dalla barbarie del conflitto.

Già in corsa per il premio Nobel per la Pace, Nadia Murad è stata recentemente inclusa tra le “100 persone più influenti del 2016”, nel ranking annuale stilato dalla rivista TIME. La nuova nomina di Ambasciatrice di Buona Volontà che riceverà in questi giorni segna una prima volta per la storia dell’UNODC, che non aveva mai affidato questa missione a una sopravvissuta alla tratta e alla schiavitù. Nel suo nuovo mandato di ambasciatrice, Nadia si impegnerà in prima persona per la sensibilizzazione sulla piaga della tratta di esseri umani, in modo particolare sulle donne e bambine rifugiate che ne sono vittime.

Auguri di cuore a Nadia per questa nuova sfida, che è un’ulteriore prova del suo grande coraggio e un segnale importante per le battaglie contro la violenza sulle donne in tutto il mondo.

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