Mille di questi Vernacoliere

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La creatura di Mario Cardinali ha sfornato il suo numero Mille, un record che va celebrato con ironia e profondo rispetto

Sorridiamo un po’, in questi giorni zeppi di notizie poco gradevoli e di cattiverie sparse a piene mani. La notizia, peraltro, merita l’onore della cronaca e speriamo che sia diffusa da tutti i media d’Italia uniti: «L’Italia è salva. Pronta la pillola contro la miseria». Non si riferisce naturalmente ai famosi ottanta euro: questo farmaco è ben più potente poiché garantisce prestazioni di livello inaudito. La fonte è autorevole, cioè la stessa che nei primi anni Ottanta, ne dettò un’altra di gran spessore: «È nato un pisano furbo. Stupore nel mondo. Sgomento in Toscana». Facile, dopo questi indizi, svelare la fonte: siamo a Livorno, siamo al Vernacoliere.

La creatura di Mario Cardinali ha sfornato il suo numero Mille, un record che va celebrato con ironia e profondo rispetto. Quando hanno chiesto all’ideatore, quale fosse il merito principale del lavoro che dura da oltre cinquanta anni (la storia, infatti, inizia nel 1961 col settimanale «Livorno Cronaca», divenuto poi quindicinale, quindi mensile prima di diventare nell’82, quello che è oggi) l’ha buttata sul culturale, affermando: «Quello di aver sdoganato e nobilitato il linguaggio popolare vernacolare, trasformandolo in un genere letterariogiornalistico». È la pura, sacrosanta verità.

Il vernacolo era relegato ai generi cosiddetti bassi, utili per creare scenette popolari, a commedie che si tenevano nei teatri del dopolavoro e impreziosivano, tutt’al più, qualche film di registi che del linguaggio della loro terra hanno saputo spremere la forma più percepibile. Col Vernacoliere questo linguaggio è uscito dalle borgate livornesi e toscane, conquistando un nuovo status, quello di un linguaggio creativo e giornalistico che, uso ancora le parole di chi quest’operazione ha condotto, «crea fatti paradossali a commento della realtà, dando contenuti d’informazione satirica a parole ed espressioni di un popolo tutto particolare, di un popolo toscano che nel proprio parlare riassume tanta sua filosofia, tanto suo modo antiautoritario e irriverente di vedere e di vivere la vita. Un modo nuovo di far satira che ha aperto la strada ad altri fenomeni, sia nel giornalismo sia sul web». Solo un augurio può esser rivolto a cotanta testata: ci regali altrettanti numeri e altrettanti titoli. In questo mondo ce n’è davvero bisogno.

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