Miley Cyrus & Her Dead Petz, collaborazione tra due mondi solo apparentemente distanti

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Nella notte tra il 30 e il 31 Agosto è stato diffuso gratuitamente on line “Miley Cyrus & Her Dead Petz”, album frutto della collaborazione tra la popstar Miley Cyrus e la band alternativa dei Flaming Lips

Nella notte tra il 30 e il 31 Agosto è stato diffuso gratuitamente on line “Miley Cyrus & Her Dead Petz”, album frutto della collaborazione tra la popstar Miley Cyrus e la band alternativa dei Flaming Lips.

Per capire quale sia il senso di un’operazione del genere, che unisce il mainstream all’underground musicale e mette insieme personalità apparentemente molto diverse, dobbiamo guardare più da vicino chi sono gli artisti che hanno dato vita a questo disco e cosa li lega.

Miley Cyrus, che non ha ancora 23 anni, ha venduto milioni di dischi nei panni di Hannah Montana, protagonista di una sitcom della Disney trasmessa in tutto il mondo. Dismessi i panni dell’eroina dei più piccoli ha cominciato una carriera da popstar adulta, apparentemente seguendo la scia di icone trasgressive quali Madonna e Lady Gaga: come loro anche Miley ha una certa dimestichezza con lo scandalo ed è abilissima nel far parlare di sé, soprattutto per questioni extra musicali (pose, dichiarazioni, look, videoclip etc).

Ad uno sguardo più attento possiamo però cogliere la specificità di Miley Cyrus: non c’è nulla in lei della ricercatezza dello scandalo “griffato” di Madonna o della trasgressione che flirta con l’osceno di Lady Gaga. In un certo senso gli eccessi di Miley Cyrus sono meno classificabili. Alle volte pare trovarsi di fronte ad una rappresentazione del cattivo gusto quasi fine a sé stessa, come quando, nel video di Wrecking Ball, dopo uno stretto primo piano sul volto rigato dalle lacrime (in stile “Nothing Compares 2 U” di Sinead O’Connor) comincia a leccare la testa d’acciaio di un martello per poi materializzarsi completamente nuda a cavalcioni su una gigantesca palla da demolizione.

In realtà un senso il video ce l’ha, visto che il testo della canzone nel ritornello recita “Sono arrivata come una palla da demolizione” e questa “estetica del cattivo gusto” è funzionale alla rappresentazione plastica dell’urgenza emotiva adolescenziale, che non ha bisogno di sottigliezze per manifestarsi e si dà quindi in una sorta di spontanea ed intrinseca imprevedibilità. Proprio questa difficoltà nel definirla rende Miley Cyrus un oggetto quasi spaventoso agli occhi di molti, suscitando reazioni spesso contrastanti, alle volte addirittura brutali, in chi la guarda: come se la sua peculiare imprevedibilità fosse percepita alla stregua di una minaccia.

Dal lato di chi invece la venera, soprattutto un pubblico di appena adolescenti, si innesca un meccanismo di riconoscimento molto efficace.

Dall’altra parte abbiamo i Flaming Lips: apparentemente tutta un’altra storia.

Band alternativa proveniente da Oklahoma City, i Flaming Lips suonano un pop psichedelico multiforme, attraverso il quale si sono costruiti una fortissima credibilità artistica ed hanno edificato una sorta di culto mondiale nemmeno troppo sotterraneo.

Wayne Coyne, il leader della band, è un istrionico e brizzolato 54enne che viene percepito in tutto e per tutto come se avesse 30 anni di meno. Un selfie che ha postato tempo fa sul suo account instagram è identico a quello che la Cyrus si è scattata prima della premiazione degli MTV awards: la silhouette che si staglia completamente nuda di fronte ad uno specchio.

La stessa intemperanza e omnidirezionalità della Cyrus orienta Wayne Coyne in tutte le sue manifestazioni artistiche, lo stesso uso compulsivo dei social media, perfino lo stesso immaginario dominato da una componente immaginifica che rasenta il “magico”.

Paradigmatiche in questo senso alcune dichiarazioni rilasciate dai due al “Time”, riguardo al disco ed al loro rapporto; in sostanza Miley sostiene che il disco sia stato ispirato dalla morte del suo cane Floyd, lo spirito del quale sarebbe confluito in Wayne Coyne, che lei ama, ma in modo fricchettone e platonico in quanto “il sesso sarebbe la cosa più disgustosa che potrebbe accadere tra di noi”.

Mentre lui più laconicamente osserva riguardo a Miley che “la sua vita, per lei, è arte”.

L’album è lunghissimo, 23 tracce, più di un’ora e mezza di durata.

A livello strettamente musicale “Miley Cyrus & Her Dead Petz” soddisfa la curiosità di ascoltare come sarebbero le canzoni dei Flaming Lips cantate da qualcuno che potrebbe vincere a mani basse un talent show (Miley Cyrus in questo senso è una cantante dotatissima). Alcuni brani, sopratutto quelli che richiamano il songwriting di “Yoshimi Battles the Pink Robots”, uno dei dischi più apprezzati dei Flaming Lips, sono davvero gradevoli, per esempio il pezzo “Karen don’t be sad”. Altrove si avverte la mancanza della vocalità estremamente peculiare di Coyne come corollario necessario alla riuscita del pezzo; in “Pablow The Blowfish” sentiamo la Cyrus piangere lacrime sincere per la prematura dipartita del suo pesce rosso e la sensazione generale lasciata da un ascolto intero del disco e’ quella del “..be’, non male..”.

Al di là del suo contenuto musicale, questo disco rappresenta uno dei tanti segnali di come sia mutata la prospettiva di chi fruisce oggi della musica pop.

Per un ragazzo dell’età della Cyrus, che è cresciuto ascoltando musica tramite internet, non si presenta più, come poteva accadeva un tempo, il problema della dicotomia tra ciò che è mainstream e ciò che è underground. Come d’altronde non si presenta nessuna marcata contrapposizione tra tutte le musiche, di generi e periodi differenti, che si possono comodamente trovare on line, in una sorta di unificazione dell’orizzonte temporale.

Questo processo di “fluidificazione” che coinvolge sia la fruizione che la produzione musicale, se da un lato può aprire prospettive di totale e incondizionata libertà creativa, dall’altro espone la musica pop al pericolo dell’indistinzione e della perdita di definizione, abbattendo i confini che servivano a darle forma.

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