Migranti e rifugiati, la solidarietà è scritta nei trattati

Dal giornale
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Oltre 700 migranti sono stati soccorsi in diverse operazioni nel Canale di Sicilia dalla neve Bourbon Argos di Medici senza Frontiere. A bordo ci sono inoltre circa 30 bambini e 150 donne, molte delle quali incinte. La maggior parte dei profughi sono famiglie di origine siriana con diversi bambini.
ANSA/FRANCESCO ZIZOLA-MEDICI SENZA FRONTIERE

Governare questo fenomeno esige una politica europea. Con una unica e solida risposta possiamo farcela

Una sfida per l’Europa che avrà conseguenze sulle generazioni future: questo è quanto aspetta il progetto europeo mentre assistiamo oggi a numeri vertiginosi di uomini che fuggono da guerre e persecuzioni politiche. Sbarcano sulle nostre coste e cercano protezione in Europa. Troppo spesso perdono la vita durante il percorso e ci troviamo di fronte a veri e propri bollettini di guerra. Non possiamo girare la testa e fare finta di niente. E non è solo una questione di coscienza personale.

È scritto a chiare lettere nei trattati su cui è fondato il sogno europeo: la solidarietà è alla base del processo di integrazione europea. Per questo motivo va superato il Regolamento di Dublino: non è coerente con il principio di solidarietà che dovrebbe legare gli Stati Membri. Dobbiamo arrivare a una politica di immigrazione europea, con un diritto d’asilo europeo con l’obiettivo di giungere a un meccanismo permanente è vincolante per la ricollocazione, cioè la distribuzione dei profughi sul territorio tenendo conto di una chiave di ripartizione. Ho fatto riferimento solo a chi fugge da guerre e persecuzioni politiche.

Sì. Perché il numero di chi tenta la traversata disperata su barconi e gommoni verso l’Europa, in fuga da guerre, violenza e persecuzioni, è inferiore a quello di quanti scappano dalla povertà. Per questo motivo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) è giunto alla conclusione che la crisi migratoria nel Mediterraneo è in realtà una crisi dei rifugiati. Lo conferma la scelta della rete televisiva Al Jazeera: non useranno più il termine “migrante” perché peggiorativo e deumanizzante, e anche scorretto. Secondo la TV qatariota si tratta di rifugiati. In questo momento mi trovo a New York alle Nazioni Unite per affrontare il tema dell’emergenza umanitaria. Sono qui per conto del Parlamento europeo, a Bruxelles infatti sono relatrice del Rapporto sulla situazione di crisi umanitaria nel Mediterraneo. Sono negli Stati Uniti per chiedere un impegno forte della comunità internazionale e dell’ONU a intervenire sulle cause profonde che muovono i flussi migratori. E parlare concretamente delle politiche di pacificazione e dello sviluppo per il medio e lungo termine.

In vista dell’incontro straordinario di fine settembre alle Nazioni Unite dobbiamo trovare insieme una soluzione sull’emergenza. In seguito alla gestione dell’emergenza dobbiamo pensare anche a trovare una soluzione sostenibile per il futuro. La risposta fornita fino a oggi per gestire il fenomeno migratorio non rispecchia le aspettative che l’Europa dovrebbe nutrire verso se stessa. Dobbiamo agire subito per costruire una politica europea comune.

Sono d’accordo con il presidente federale del Partito Socialdemocratico tedesco, Sigmar Gabriel: l’Europa non può continuare a esitare, l’Unione Europea deve agire ora. Proprio per questo motivo dobbiamo perseguire una politica europea comune per gestire i richiedenti asilo, i profughi e gli immigrati che si basi sul principio di solidarietà e sul valore dell’umanità che noi tutti condividiamo. Le immagini drammatiche dei migranti ai confini fra Grecia e Macedonia, le stesse immagini da Calais in Francia, ci obbligano ad alzare lo sguardo, svelano che siamo di fronte a un fenomeno senza precedenti, e ciò che investe l’Italia è parte di questo cambiamento globale.

Alziamo lo sguardo quindi, non muri. La risposta giusta c’è. È possibile governare il fenomeno dell’immigrazione solo agendo insieme, come Europa, come farebbe uno Stato federale di 500 milioni di cittadini. Sono una minoranza gli Stati Membri che stanno frenando questo salto di qualità dell’Europa che è comunque in atto, seppure con tempi che non sono quelli che avremmo voluto per colpa, appunto, delle resistenze dei singoli Stati.

Governare questo fenomeno esige una politica europea: agire insieme come Europa nella ricerca e soccorso delle vite umane; agire insieme come Europa nel contrasto e nella distruzione della rete criminale degli scafisti; agire insieme come Europa nell’accoglienza, con la redistribuzione e ricollocazione dei richiedenti asilo fra gli Stati Membri; agire insieme prima per promuovere politiche di pacificazione delle aree di crisi limitrofe all’Ue e agire anche per rafforzare le politiche di sviluppo Europa – Africa; agire insieme come Europa per fare accordi di riammissione con gli Stati di provenienza per il ritorno assistito; agire insieme come Europa per armonizzare le politiche di accoglienza dei richiedenti asilo. Su queste basi presenterò una proposta organica all’Europarlamento nelle prossime settimane: con una unica e solida risposta europea possiamo farcela.

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