Merkel, da piccolo Führer a salvatrice dei profughi

Europa
epa04913239 Iraqis carry a picture of German Chancelor, Angela Merkel, during a demonstration in Tahrir square, central Baghdad, Iraq, 04 September 2015. According to media reports thousands of Iraqis protesters continue to hold protests in Baghdad and other provinces demanding implementation of wide reforms offered by Prime Minister Haider al-Abadi, aimed at reforming the political system in attempts to eliminate widespread graft, and improve public services.  EPA/ALI ABBAS

Potenza del condizionamento? No. Potenza della politica. La cancelliera fa politica e usa quella estera per guidare un’Europa senza meta

La storia corre ormai così veloce che in pochi mesi abbiamo registrato un cambiamento epocale: Angela Merkel, da spietata affamatrice dei greci insolventi, è diventata la ‘mummy’ che salva i profughi, tanto da essere beatificata come una santa nelle foto che alcuni dei migranti brandiscono nella loro marcia verso l’Austria.

Potenza del condizionamento? No. Potenza della politica. La cancelliera fa politica e usa quella estera per guidare un’Europa senza meta. Con la Russia, con la Grecia e oggi con i profughi, Berlino ha dimostrato nei fatti di avere quella leadership che tutti gli altri paesi non hanno. E questo in virtù delle regole – contabili e sociali – che i tedeschi si sono dati dopo la riunificazione e forti del loro ruolo neutrale nel secondo dopoguerra.

La strategia di Berlino è molto chiara in fatto di immigrazione. La Germania distingue infatti tra le politiche di immigrazione e quelle di asilo, per questa ragione ha deciso di accogliere i rifugiati siriani. Le prime riguardano chiunque si sposti dal paese di origine per ragioni economiche o per migliorare la propria condizione di vita; le seconde, invece, presuppongono l’abbandono di paesi in cui guerre, persecuzioni politiche, razziali e religiose mettono in pericolo la vita stessa dei cittadini i quali decidono di andare via.

Il paese di Angela Merkel “ospita il 40% degli immigranti dell’area Ue, ed è per questo che la Cancelliera spinge per un accordo sulla redistribuzione, pur scegliendo di accogliere tutti i siriani che lo richiedono”, ha spiegato Angelo Bolaffi a Formiche. La Germania, secondo il germanista, deve affrontare anche un problema interno di intolleranza e razzismo. Alcuni gruppi neonazisti, presenti soprattutto nelle regioni tedesche dell’Est, “che durante il controllo comunista restarono completamente chiuse e non svilupparono una cultura di accoglienza”, hanno attaccato residenze e centri di accoglienza.

A tali attacchi la Cancelliera ha risposto con “tolleranza zero”: ecco quindi spiegata la spinta dei tedeschi per la redistribuzione dei migranti, che diventa per la loro economia non solo opportuna, ma necessaria. Una mossa che è stata fondamentale per far prendere coscienza agli Stati europei che il problema dell’accoglienza ai migranti deve essere affrontato in maniera complessiva. Al momento i Paesi colpiti maggiormente dall’esodo dei migranti sono quelli di frontiera – Italia e Grecia – e quelli di destinazione finale, soprattutto Germania e Svezia. I fatti drammatici di questi giorni, e la vergogna di tutti i muri in costruzione, dimostrano che è giunto il momento che Spagna, Francia e Polonia, facciano la propria parte per accogliere una parte dei disperati del mare.

Ma è anche venuto il momento di arginare questa visione pangermanica dell’Europa. Sia che si tratti delle regole contabili che della politica estera. Una vera Unione non può demandare ad un unico membro le scelte fondamentali sull’integrazione, sia essa economica o sociale. La vicenda dei migranti segna così uno spartiacque per l’Ue: da come si comporteranno i vertici comunitari e tutti i governi di fronte a questa emergenza gravissima – molto più pericolosa della crisi greca – nascerà la ”nuova” Europa. Più o meno integrata, più o meno solidale, a seconda se vincerà lo schieramento dell’Est (Polonia e Ungheria in primis) e della Gran Bretagna, che puntano alla sospensione di Schengen, o il fronte dell’accoglienza, guidato appunto da Germania, Francia e Italia.

A poche settimane dal referendum ellenico, siamo di fronte ad una nuova, decisiva, consultazione. In gioco non c’è più l’esistenza di una moneta ma l’essenza stessa del vivere insieme in questa parte fortunata del mondo.

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