Meno cronaca nera. La Rai cambia?

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Quarantaquattro tra funzionari e dirigenti di Rai, società del gruppo Mediaset, La7 e Infront sono indagati a Roma nell'ambito di un'inchiesta sull'affidamento di lavori e servizi in cambio di utilità come soldi e assunzioni. La Guardia di Finanza sta eseguendo 60 perquisizioni, Roma, 17 Giugno 2015. ANSA/ FABIO CAMPANA

Annunciato un vero cambio di rotta per il servizio pubblico: una decisione coraggiosa, che arriva nel momento in cui al direttore generale vengono attribuiti i poteri di vero e proprio amministratore delegato

Il direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, ha annunciato un vero cambio di rotta per il servizio pubblico: basta da subito con l’invasione della cronaca nera nei pomeriggi di Domenica In. Una decisione coraggiosa, che arriva nel momento in cui al direttore generale vengono attribuiti i poteri di vero e proprio amministratore delegato, come stabilito dal governo e dal Parlamento. Campo Dall’Orto fa bene ad agire da capoazienda, è ciò che mancava al servizio pubblico per poter ripartire.

Certo, nella puntata di domenica scorsa del contenitore pomeridiano di Raiuno i delitti, con il caso Rosboch, erano ancora il cuore della trasmissione. Vedremo se già dalla prossima puntata ci sarà l’adeguamento al nuovo corso deciso dal dg, vedremo se la Rai darà quel segnale di chiaro cambiamento rispetto a vecchie abitudini che hanno contribuito solo ad omologare al ribasso il servizio pubblico alle tv commerciali, in nome della dittatura dell’audience.

Certamente un cambio di rotta sarà auspicabile anche sulla trasparenza e sul modo in cui la Rai risponde alle richieste di chiarimento, del Parlamento e di tutti i telespettatori che pagano il canone. A gennaio dalle colonne de l’Unità chiesi conto di eventuali danni economici per la rottura dei rapporti Rai-Youtube, decisa a giugno 2014 dall’allora dg Gubitosi. Il contratto che fruttava a Viale Mazzini 700mila euro all’anno fu chiuso, poi non se ne è saputo più nulla e sulle strategie digitali del servizio pubblico permane il buio.

È arrivata la risposta della Rai alla mia interrogazione in Vigilanza, ecco il contenuto: “Il rapporto di collaborazione tra Rainet e Google-You Tube, sancito da un contratto firmato nell’ottobre del 2008, regolamentava il caricamento dei contenuti da parte di Rai e l’eventuale caricamento da parte dei utenti di clip video su contenuti Rai (UGC). A partire dal 2010 l’accordo è stato oggetto di diverse fasi di negoziazione spinte prevalentemente dall’interesse da parte di Google di allargare il perimetro di caricamento dei contenuti Rai, in termini quali-quantitativi, sulla piattaforma You Tube. Nel corso del 2011, a seguito di alcuni mesi di trattativa, sono venute meno da parte di Google alcune condizioni fondanti per un esito positivo del rapporto contrattuale e pertanto si è interrotta la negoziazione per un’evoluzione dell’accordo che è si poi definitivamente interrotto nel 2014. Nel quadro sopra sinteticamente riepilogato la Rai ha ritenuto opportuno – all’interno di un più complessivo ridisegno delle proprie strategie editoriali – avviare un processo incentrato sulla possibilità di una piena valorizzazione dei propri contenuti. Più in particolare, sono stati effettuati interventi quali: la razionalizzazione del numero dei portali da circa 600 a 200; la creazione del portale unico dell’informazione RaiNews.it nel dicembre 2013 che pur lasciando in vita i siti identitari delle testate costituisce ora il punto unico di accesso e di riferimento dell’informazione Rai online; la creazione del portale Rai.TV quale unico punto d’accesso per i generi diversi dall’informazione e snodo centrale per l’offerta Rai con l’obiettivo di renderla sempre più di facile fruizione e quindi meglio organizzata ed articolata; la spinta verso l’uniformità della grafica su tutta l’offerta web finalizzata a una maggiore riconoscibilità del brand Rai; l’impegno per consentire ad ogni utente di personalizzare sempre più la sua esperienza di fruizione sui portali web Rai”.

Ecco, da una risposta del genere si riesce a capire qualcosa? Per fare un esempio: che significa che alcune condizioni del rapporto con Google vengano meno nel 2011 se il contratto rimane in essere fino al 2014? La Rai ci ha rimesso o no? La grave carenza sull’online come verrà colmata? La Rai, prima azienda italiana per numero di giornalisti, continuerà a stare in fondo alle classifiche dei siti di informazione? Ma soprattutto: se un utente oggi digita sulla ricerca video di Google la parola “Morricone”, i primi risultati che escono sono di varie fonti tranne che della Rai. Possibile che il servizio pubblico rinunci a cuor leggero a un’opportunità del genere, senza riuscire a dare una spiegazione convincente? Speriamo che Campo Dall’Orto riesca a cambiare al più presto anche su questo.

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