Meglio la sfida per il potere che la cooptazione

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(ARCHIVIO)
Un elettore del PD deposita la sua scheda con il voto per le primarie in un seggio elettorale di Genova, in una immagine del 08 dicembre 2013.
ANSA/LUCA ZENNARO

Chi decide di fare politica attiva non può non accettare le logiche della competizione

Ho letto l’articolo in cui Dario Corallo dissente da Renzi, laddove il segretario invitava i giovani a combattere per conquistare il partito. Lo trovo paradigmatico, nel rappresentare plasticamente quella che io chiamo “la sinistra che ha paura”.

Nel caso in questione si ha paura di una parola: il potere. Si pensa di doverne stare lontano, di rifuggirlo, di evitare le prove di forza. Non citerò qui la massima, ormai abusatissima, di Rino Formica sulla natura profonda della lotta politica. Ma una cosa è certa, per cambiare le cose ci vuole coraggio ed è necessario mettersi in gioco. Pensare che sia tu, proprio tu, a dover portare avanti le tue idee. E conquistare il potere. Pro tempore, ovviamente, in attesa di essere cacciato da qualcun altro. Senza drammi, ma come occorrenza naturale del ricambio politico. Deve essere considerato un valore, perché mette al riparo dalle incrostazioni, queste sì deleterie, della permanenza al potere.

L’alternativa a tutto questo è la cooptazione. La benevolenza di quelli che ci sono già, che ti cedono spazio. E francamente, non riesco ad eliminare del tutto il sospetto, che alla base dell’opposizione a Renzi di un certo ceto dirigente proveniente dal Pci, ci sia il fatto che non sia mai stata digerita l’idea di essere stati cacciati. Proprio perché non era previsto che succedesse. Nel Pci non succedeva mai.

La cooptazione porta con sé un’altra conseguenza, se possibile peggiore, che è la costruzione di una unità di facciata. Ho passato tutta la mia vita di militante a seguire lo svolgimento di congressi, cosiddetti unitari, che in realtà nascondevano profonde divisioni e servivano solo perpetuare la classe dirigente.

Ovviamente non è obbligatorio fare politica attiva. Ci si può limitare ad osservare le dinamiche politiche, partecipare alle primarie, votare alle elezioni. Ma se si possiede il fuoco sacro della passione politica, che è anche una condanna, non si può fare a meno di accettare una sana competizione per la conquista del potere.

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