Massimo D’Alema, un destino da “perfetto contrapposto”

ControVerso
Massimo D'Alema partecipa alla Festa dell'Unità, Roma, 22 luglio 2015. 
ANSA/CLAUDIO PERI

D’Alema si è contrapposto a Occhetto, a Prodi, a Veltroni , a Fassino, persino a Bersani. E oggi a Renzi. Che fa la politica che lui non ha potuto fare

Massimo D’Alema torna a far parlare di sé. MDA, da questo punto di vista, è rimasto uno degli ultimi personaggi della prima Repubblica oggetto di ripetute analisi e interpretazioni. Con lui un’intera generazione di iscritti al PCI, al PDS, ai DS, anche al PD, ha condiviso ormai una vita e il rapporto di vicinanza , anche quando non è di condivisone, è comunque forte. Talmente forte da farlo preferire, da una parte di essa, a qualsiasi altro leader. La cosa apparentemente stravagante è però che questa preferenza prevale nella parte più , diciamo così, tradizionalista di quella storia.

Militanti e (ex) iscritti per i quali MDA incarna(va) comunque il primato della politica e del partito. In un rapporto che è insieme identitario e nostalgico. Ma la cosa strana è che pochi hanno picconato la vecchia ideologia comunista quanto MDA. D’Alema non è mai stato berlingueriano per esempio, non ne ha mai amato il moralismo isolazionista. Ha per primo proposto una radicale riforma dei rapporti contrattuali e del ruolo del sindacato, aprendo un conflitto con Cofferati allora segretario della CGIL.

Ha stretto le relazioni atlantiche con gli USA fino alla guerra comune in Serbia. Si è impegnato in una ambiziosa riforma istituzionale, cercando di coinvolgere l’avversario Berlusconi. Ha sempre manifestato la più completa idiosincrasia, fino al disprezzo, per la sinistra minoritaria e per ogni estremismo. Per questo MDA, quando si propone come figura di riferimento per la sinistra “scontenta” , deve fare un passo che lo separa dalla sua storia e la nega. Deve diventare altro da sé.

Quel che non si capisce è inoltre perché la sinistra “scontenta” lo continui a identificare come uno dei suoi. In nome del primato della politica. D’Alema si è contrapposto a Occhetto, a Prodi, a Veltroni , a Fassino, persino a Bersani. E oggi a Renzi. Che fa la politica che lui non ha potuto fare.

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