Marino, non è solo una questione di scontrini

Roma
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Il sindaco ha inteso la sua esperienza in Campidoglio come una vicenda personale, ma non può essere così

La vicenda di Roma è una vicenda dolorosa e toccante per tutti, ma soprattutto per chi vive la città. Vedere la Capitale del Paese che soffre, che sconta una sovraesposizione mediatica spesso confondente, fa proprio male, è doloroso. Ma quanti tra coloro che se ne stanno interessando conoscono la vicenda amministrativa della città in questi due anni? Quanti possono dare un giudizio su pregi e difetti del suo sindaco, Ignazio Marino, quanti sono in grado di avere un’opinione sulla qualità dell’azione amministrativa della sua giunta in questi due anni? Probabilmente pochissimi. Proviamo a riflettere.

Il problema della città non è sostituire il sindaco
Il problema è la sua macchina amministrativa, che, anche con punte di altissima qualità, ha oramai intrinseco un fortissimo livello di sclerotizzazione e inefficienza. Chiunque fa amministrazione sa che questo è un punto centrale, che può bloccare anche i più capaci degli amministratori. Per quanto riguarda Roma poi, il cambiamento della macchina diviene un tema di natura costituzionale date le leggi su Roma Capitale. Questo crea la consapevolezza che lo scioglimento di alcuni dei nodi dell’amministrazione richiederebbe una “rivoluzione” di carattere legislativo e nazionale. Tanto per dirne una, trovo particolarmente interessante quanto propongono sia Tocci che Causi a tal proposito: una delle possibili soluzioni è lo scioglimento del comune di Roma, la trasformazione dei municipi (piccole città da 200.000 – 300.000 abitanti) in comuni veri e propri e il trasferimento di competenze reali a “Roma Città Metropolitana”, l’agglomerato che terrebbe assieme i municipi di Roma e la sua provincia. Così, forse, vi sarebbe il modo di dare uno shock alla macchina e di mettere mano alle sue contraddizioni, cogliendo la sfida per renderla più funzionale ed efficiente.

Il problema del sindaco è un problema alla radice della sua candidatura
Quando ci si candida con lo slogan Non è politica, è Roma, si sta dicendo che la gestione di una città non è una questione politica, ma squisitamente amministrativa e di pulizia etica della sua classe dirigente. Questo è il messaggio che Marino dava alla città con la sua candidatura e questo è quanto, in maniera lapalissiana, la città ha recepito. Personalmente fu proprio per questo che non lo votai alle primarie: credo che questa idea sia una traduzione esemplare della subalternità della politica in questi anni e il motivo per cui la sinistra ha perso terreno nel confronto con altri poteri, esterni, tecnici.

Il giudizio sul sindaco diviene quindi “apolitico”, basato squisitamente su standard amministrativi e di trasparenza. La vicenda di Mafia Capitale fa male per questo: quello stesso partito che candidava un sindaco sull’onda di una maggiore pulizia etica nei confronti della precedente amministrazione, presentava dei fortissimi elementi di collusione con il malaffare della città. Si dirà che la colpa era del partito e non del sindaco. Questo è in parte vero ed è il motivo per cui il partito è stato commissariato. Ma l’incapacità del sindaco di capire quanto stesse accadendo, anche nella sua amministrazione, rappresentava un colpo mortale alla sua credibilità. Con il commissariamento deciso dalla segreteria nazionale, il Pd si mette a sostegno della sua amministrazione senza se e senza ma, rivendicando la sua diversità rispetto a quella di Gianni Alemanno, la principale imputata del dilagare di quell’enorme scandalo che si chiama Mafia Capitale.

La qualità dell’amministrazione ed il ritorno della politica
E’ dall’inizio del suo mandato che la qualità dell’azione amministrativa a Roma soffre di fortissimi problemi, visibili a occhio nudo in città. Si dirà che l’amministrazione ha fatto molte cose positive impiegando tutte le sue energie. Vedete, non è una questione personale; non metto in dubbio il tentativo dei nostri amministratori cittadini di spendersi per Roma. L’impressione però è che, ed è la cosa di cui parlano meno i giornali, agli occhi del cittadino medio, la giunta Marino non sia riuscita a invertire la china discendente su cui si è poggiata da tempo la città intera, con un degrado sempre maggiore, una Roma sempre più sporca e meno curata, sempre più abbandonata a se stessa e con disagi crescenti per i cittadini che la vivono tutti i giorni. Non ho gli strumenti per analizzare a fondo le cause tecniche e politiche di tale incuria e sono propenso a pensare che quanto scrivevo prima sulla macchina amministrativa sia uno dei principali problemi.

Quello che tengo a sottolineare è che questo dibattito non è una questione politicistica tra “renziani” e “non renziani”. Per fare un esempio, tra i primi detrattori di questa amministrazione ci sono stati i sindacati, che hanno usato giorno dopo giorno parole di fuoco contro l’amministrazione ed il suo sindaco, arrivando addirittura ad uno sciopero unitario contro alcune delle delibere comunali. Quella di una Roma che non funziona è un’immagine sicuramente amplificata dalla stampa, ma abbastanza condivisa da quasi tutte le articolazioni della città: dai lavoratori alle imprese, dalle aziende pubbliche al tessuto associativo.

Ed è proprio per questo che a luglio il Pd lancia una “fase 2” per il governo della Capitale: c’era bisogno non solamente del sostegno del partito, ma anche del suo coinvolgimento diretto nella gestione della città, che non poteva permettersi più sbavature con l’anno santo alle porte. Insomma, tornava in campo quella politica non presente nel programma elettorale del sindaco. Il Pd propone così un rimpasto di giunta nelle sue cariche apicali e in alcuni assessorati chiave entrano nuove personalità per rilanciare l’azione amministrativa della città. Questi assessori, che hanno svolto il loro lavoro in questi pochissimi mesi, vanno ringraziati per il loro coraggio di mettere la faccia a sostegno di una situazione della città sempre più complicata.

Gli ultimi atti, la fine dell’amministrazione
Sel che esce dalla giunta, i margini politici per l’amministrazione che si stringono, lo scandalo dei Casamonica che fa il giro del mondo e la lontananza del sindaco dalla città, non aiutano a recuperare terreno. La “fase 2” di questa amministrazione sembrava sempre più in salita, in una situazione sempre più complicata anche da un punto di vista infrastrutturale della città: crolla la Metro A a Spagna, scioperi dei mezzi continui con disagi per i cittadini, la discussione sulla privatizzazione di aziende pubbliche come Ama in campo e Sel che si prepara ad uscire anche dalla maggioranza. Ce n’è una al giorno.

Il viaggio a Philadelphia e “la bugia” del sindaco sui suoi rimborsi, il rimbrotto del Papa e le falle delle sue spese di rappresentanza sono solo l’ultimo atto di una difficoltà continua dell’amministrazione romana, che colpisce direttamente il sindaco. Tutto questo è il calderone che crea, per comune decisione di Sel e del Pd, la consapevolezza della fine dell’esperienza dell’amministrazione Marino. Non è solo una questione di scontrini: è un rapporto deteriorato con la città vasta, che vede, da ultimo, il colpo subito alla credibilità personale del primo cittadino.

La fine delle condizioni per andare avanti, ovvero la politica non è una questione personale
La gestazione di questa vicenda non è stata lunga per “la paura di andare al voto”: a mio modo di vedere, se il Pd, il primo partito del paese, si accorge che i suoi amministratori non riescono a governare o lo fanno male, ha il dovere di ripresentarsi alle urne e lo deve fare senza paura, sapendo che il consenso a questa comunità di uomini e donne deve essere sconnesso dal consenso alle sue personalità. L’affermazione “ma ora vincerà la destra o i Cinquestelle” è una affermazione particolarmente eloquente, perché contiene in sé il giudizio dei cittadini romani riguardo l’amministrazione: un giudizio che si presuppone negativo, e quindi di bocciatura del suo operato.

La discussione si è svolta su un altro interrogativo: è il partito di Roma in grado in grado di rilanciare l’azione amministrativa della città e del suo sindaco? Alcuni credevano a questa possibilità, il commissario in testa, ed altri non ci credevano. Ma anche qui non si tratta di una discussione sclerotizzata tra componenti: le due risposte possibili a questa domanda hanno visto la convergenza di disparate sensibilità del partito, in maniera eterogenea.

Le ultime vicende hanno creato la consapevolezza, ormai definitiva, che rilanciare l’azione di governo della giunta capitolina fosse ormai praticamente impossibile, e quindi la conseguente crisi dell’amministrazione.

Non è una questione personale nei confronti di Marino: vederla in questo modo è conseguente ad analizzare il problema sempre nell’ottica subalterna di cui parlavo prima, quella stessa ottica che vede l’amministratore come il collettore di un consenso personale ed autonomo dalla politica, capace di ignorare il contesto in cui si muove la sua azione.

Un sindaco è l’espressione amministrativa di un programma politico e di un partito; se il consenso a quel programma viene meno, il suo operato può essere stato incompreso quanto si vuole e la sua qualità umana può essere straordinaria, ma non ci sono più le condizioni perché svolga quel ruolo.

Vedete, la mia cultura è quella stessa che insegnava che “se si sbaglia l’analisi si sbaglia tutto”, che per esprimere un’opinione, per dare un giudizio, bisognasse studiare, riflettere, capirne le circostanze, e poi, semmai, parlarne. Come avete visto sono stato lungo: la vicenda è dolorosa, complicata e difficile, e le mie sono semplici opinioni personali. Spero solo che queste righe possano aiutare, soprattutto i non romani, a capire un po’ meglio il dibattito che si sta svolgendo in queste ore nella mia città, a cui voglio un bene dell’anima e che versa in uno dei momenti più complicati della sua storia. E’ proprio questa difficoltà che richiede, al Partito ed ai suoi membri, grande maturità nella gestione di questo delicato passaggio e nello svolgimento di questa discussione. Al fondo, c’è in ballo la credibilità della nostra comunità di dare un futuro migliore a questa città: è quella che va salvaguardata, oggi come domani.

Post Scriptum. C’è stato in questi anni un fortissimo ricambio di classe dirigente amministrativa, sia al comune che nei municipi. Spesso e volentieri sono state le perle migliori di questa amministrazione. A loro voglio dire, da cittadino romano, un enorme grazie: siete stati fantastici. Vorrei provare a dedicare al loro lavoro un altro articolo, proprio per raccontarvi cosa hanno fatto queste straordinarie energie per la città.

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