Cosa accadrà se vince il Sì

Referendum
L'Aula del Senato durante l'esame del Bilancio Interno, Roma, 24 settembre 2014. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

L’intero Pd deve schierarsi “senza se e senza ma” per il Sì

Il referendum sulla riforma costituzionale presentata dal governo Renzi nell’aprile del 2014 e approvata dalle Camere l’aprile scorso, dopo un lungo lavoro e sei letture nei due rami del Parlamento, segnerà una tappa certamente non ordinaria nella vita della Repubblica. Si cambia come mai prima d’ora la seconda parte della Costituzione, si chiude la stagione del bicameralismo paritario portando a compimento un progetto di cui si parla, senza decidere, da oltre trent’anni, si opera un significativo taglio dei costi della politica, si mette ordine nelle competenze legislative di Stato e Regioni.

Inoltre, al di là del rilevante merito, c’è un aspetto che possiamo dire simbolico di altrettanta importanza: con la vittoria del Sì, con il via libera popolare alla più grande delle riforme immaginate e votate dalla maggioranza politica che regge le sorti italiane da poco più di due anni a questa parte, si confermerebbe sul piano interno e internazionale (aspetto non secondario di questi tempi) il radicamento dell’impulso innovatore che soffia sul nostro Paese.

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