Maneggiare con cura il referendum: per questo è giusto astenersi

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C’è chi vuole cavalcare le onde populiste, con campagne di disinformazione dai toni volutamente vaghi, per calcoli di opportunismo politico

Inizio secondo tempo. Il titolo della campagna referendaria per il 17 aprile avrebbe potuto essere tranquillamente questo. Si tratta della seconda sfida per le ambizioni del riformismo in questo Paese auspicando una prova migliore della precedente.

Nel referendum sulla cosiddetta “acqua pubblica” il Partito democratico scelse di inseguire il gioco del populismo, abdicando alla funzione di guida dei fenomeni sociali. Alcuni anni dopo, il referendum sulle trivelle propone i medesimi interrogativi. Ancora una volta si cerca di trasmettere messaggi estranei al contenuto del quesito referendario – definito in termini assai stringenti – inserendo nel dibattito battaglie ideologiche o questioni che sono ad esso connesse solo vagamente.

Le analisi più serie condotte in questi giorni non hanno esitato a dimostrarlo. La posizione del Partito democratico assunta in questa seconda occasione è stata, tuttavia, meritevolmente differente, a sostegno dell’astensione. La posizione è condivisa da chi scrive per tre motivi.

In primo luogo, di ordine logico. Un governo ed una maggioranza parlamentare non possono contestualmente impegnarsi su una politica energetica, adottare provvedimenti in materia e poi sconfessarsi. Fare campagna contro se stessi sarebbe inspiegabile. E’ quindi giusto utilizzare lo strumento che maggiormente assicuri il perseguimento delle proprie politiche.

In secondo luogo, di garanzia del sistema. Il referendum abrogativo è stato pensato dai costituenti con un quorum anche per impedirne un uso strumentale. Il mezzo principale e più efficace d’implementazione del principio democratico è la rappresentanza parlamentare: tutto ciò che si allontana da questo modello andrebbe accuratamente maneggiato.

Se il referendum è utilizzato in riferimento a questioni marginali o eccessivamente puntuali, ne viene snaturata la funzione. Se il contenuto dei quesiti viene distorto, lasciando ad intendere il perseguimento di obiettivi che sono estranei al suo oggetto, può creare delle tensioni istituzionali.

Si può discutere della soglia richiesta, ma non dimenticare che il quorum svolge una funzione di garanzia essenziale: per il sistema democratico e per l’utilizzo dello strumento referendario stesso. Ecco che, considerando la natura del prossimo referendum, il mancato raggiungimento del quorum sarebbe segnale di salute del sistema.

Infine, per ragioni di natura politica. Il referendum viene utilizzato con due obiettivi convergenti. Indebolire il governo da parte delle opposizioni e costruire campagne di notorietà personale. In particolare, sembra che sia in atto un’operazione di conquista di spazi mediatici e di visibilità da parte di alcuni soggetti politici per provare a guadagnare consensi in vista del prossimo congresso del Partito democratico.

Si ripropone lo schema del precedente referendum: cavalcare ed alimentare le onde populiste, con campagne di disinformazione dai toni volutamente vaghi, per calcoli di opportunismo politico. Per inseguire un piccolo tornaconto personale in termini di consenso, si ambisce a sacrificare la vocazione riformista di un partito che deve fondarsi, anche, su una seria e attuabile politica energetica.

E’ doveroso contrapporre lo strumento che sia più efficace e maggiormente in grado di respingere le ondate di anti-politica che queste posizioni di mero opportunismo mirano a fomentare. La posizione della segreteria del Partito democratico per l’astensione contribuisce in maniera decisiva alla costruzione di quest’argine.

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