Mandiamo i salvataggi degli immigrati in diretta tv

Immigrazione
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Oltre 700 migranti sono stati soccorsi in diverse operazioni nel Canale di Sicilia dalla neve Bourbon Argos di Medici senza Frontiere. A bordo ci sono inoltre circa 30 bambini e 150 donne, molte delle quali incinte. La maggior parte dei profughi sono famiglie di origine siriana con diversi bambini.
ANSA/FRANCESCO ZIZOLA-MEDICI SENZA FRONTIERE

I fatti di cronaca attirano l’attenzione del pubblico televisivo, mentre spesso i migranti che muoiono lungo le nostre coste sono considerati solo numeri

In un Europa sempre più tormentata, che appare inerme al cospetto dell’emergenza umanitaria di questi anni, i “non sono razzista ma…” sono sempre pronti ad alimentare l’odio, additando proprio loro, i migranti, come causa di ogni problema.

E gli italiani? Alcuni di loro, dopo una crisi economica pagata sulla propria pelle, una politica che si è rivelata poco efficace, diventano prede perfette per i seminatori di odio e razzismo che urlano ricette sbrigative e illogiche per risolvere problemi inventati da loro stessi.

Le tragiche notizie ormai quotidiane, che provengono dalle coste libiche, italiane e greche non lasciano spazio ai sentimenti. Del resto, a rimbalzare da un tg a un quotidiano ci sono i numeri di morti e raramente le storie di vita di quelle sfortunate persone. Al telespettatore arrivano comunicati asettici, bollettini di operazioni in mare che sembrano riguardare non vite umane ma “cose” che si spostano per raggiungere un paese, ignorandone i motivi.

Perché alcuni italiani si mostrano profondamente scossi per un fatto di cronaca, con il quale spesso si ricamano intere trasmissioni televisive e non per stragi come quelle che avvengono in mare, in cui perdono la vita migliaia di uomini, donne, bambini, anziani, con sogni e desideri spezzati per sempre?

Quanti hanno ben in mente la drammaticità di ciò che sta succedendo? In una situazione così penosamente distorta per alcuni italiani gli sbarchi non sono viaggi disperati ma invasioni. Avere a che fare con: “200 profughi sulle coste”, “300 salvati in mare” offre un quadro matematico del dramma, non umano.

Da tutto questo nasce la provocazione: perché non trasmettere i salvataggi in mare in diretta tv? Perché non riavvicinare anche quella parte del paese che non riesce a vedere in quegli uomini e donne i propri cugini, zie, nonne, madri? Trasmettiamoli in diretta quei salvataggi, mostriamo le nostre braccia tese per trarre in salvo gli anziani e i bambini, convinciamo tutti che è una crisi umanitaria e che l’Italia non costruirà mai muri e barriere di filo spinato. Questo è un modo per diventare il faro d’Europa, al di là degli indigesti calcoli economici.

Facciamo entrare nelle case di quegli italiani l’umanità, per farli tornare a provare empatia.

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