Malissimo la Raggi ma non mi piace come il Pd sta facendo opposizione

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Il Pd deve dire cosa vuole fare su tutte le questioni, solo così si può tornare a governare Roma

La giunta Raggi ha cominciato male. Due casi sopra a tutti.

Quello dell’immondizia in cui le idee non si vedono mentre c’è la posizione confusa e opaca dell’assessore competente (è il caso di dirlo) che pesta ad ogni passo il conflitto d’interesse con il suo passato.

E quello di via dei Fori Imperiali chiusa dai vigili come voleva una delibera ancora valida licenziata dalla giunta Marino davanti alla quale l’attuale amministrazione non riesce a dire nient’altro che la aboliremo tra un paio di giorni, ma non riesce in alcun modo a spiegare che cosa ne vuol fare di quella strada e del progetto di pedonalizzazione.

Così parla, correndo ai ripari alla meno peggio, l’assessore non molto competente ai trasporti. E nessuno che chieda alla Raggi e al suo assessore (lui sì competente) all’urbanistica se ha uno straccio di idea di come riorganizzare l’area più intensamente visitata della Capitale.

La giunta non è un organismo collettivo e il sindaco non parla praticamente su nulla se non sui problemi politici del suo litigioso partito. Su molti punti chiave della città non sappiamo nulla.

Secondo i rumors l’amministrazione si prepara a dire di no alle Olimpiadi perché qualcosa del progetto olimpico non gli piace (la collocazione del Villaggio Olimpico a Tor Vergata, dicono). Allo stesso modo dello stadio della Roma non si condivide la localizzazione. L’assessore all’urbanistica, Berdini, (che dello stadio a Tor di Valle è il maggiore nemico) dice che la legge sugli stadi c’è e che la Roma ha diritto a farsi il suo, ma non lì. Peccato che non dica dove e peccato che a quella localizzazione ci sia arrivati dopo un cammino durato almeno due anni durante il quale i 5 stelle in Campidoglio (che poi sono anche quelli di oggi anche se moltiplicati di numero) non hanno detto una parola.

C’è però – in questo cattivo avvio della nuova amministrazione capitolina – qualche altra cosa che non mi piace: l’opposizione. Non sto dicendo che sia troppo blanda o troppo aspra (anche se a qualche cittadino di quel 65% che ha votato Raggi potrà apparire così), sto dicendo che è troppo vecchia. Perché fare opposizione ai 5 stelle non è come fare opposizione alla destra.

Cosa è successo nel voto romano? Al primo turno i 5 stelle hanno mangiato un pezzo di elettorato del centrosinistra deluso in maniera binaria dagli errori dell’amministrazione Marino e dal modo in cui quella stessa esperienza è stata chiusa, al secondo turno hanno solidificato in opposizione al Pd sul nome della Raggi un pezzo di elettorato di centrodestra (o che in questo modo si era espresso nel voto di quindici giorni prima).

Sono convinto che una opposizione frontale, di tipo tradizionale, in cui ogni argomento polemico è buono, produca come unico risultato che la prossima volta che i romani saranno chiamati a votare dopo un probabile fallimento 5 stelle, semplicemente resteranno a casa. Perché vorrebbe dire che “sono tutti uguali”. E il Pd, il centrosinistra ha invece il dovere di convincerli che non sono tutti uguali, ha il dovere di riconquistare i voti perché ha fatto una opposizione che mostrasse le scelte di governo efficaci per la città e non solo l’incapacità a governare degli altri. Questa opposizione di demolizione si poteva fare con Alemanno (e lo si è fatto pochissimo, contrattando invece pezzetti di potere per i singoli capobastone e per i singoli interessi di corrente). Non lo si può fare con la Raggi.

L’opposizione a 5 stelle si fa giorno dopo giorno facendo proposte serie e indicando un tipo di città che è contenuto in queste proposte. E’ un mestiere scomodo ma va fatto.

Ad esempio: il Pd che proposte ha per via dei Fori Imperiali? Perché l’idea di Marino dell’isola pedonale è sempre stata snobbata dal Pd romano (e dai consiglieri comunali). Io credo fosse giusta e che oggi vada rilanciata sfidando la Raggi a dirci che vuole fare lei e quale idea dell’area monumentale ha. Isola pedonale significa riportare su quella strada e attorno a quei monumenti una serie di centralità culturali destinate ai romani e non solo ai turisti, pensare quell’area come un luogo aperto e vivo della città (senza aver paura degli youtubers, state certi che se quella strada fosse continuamente vissuta, non percorsa distrattamente in auto, ci sarebbero anche molti pericoli in meno), rilanciare quel concorso internazionale di idee per la risistemazione della piazza davanti al Colosseo e riprendere la partnership tra sovrintendenza statale Mibact e Campidoglio per ripensare globalmente la sorte di monumenti e musei nel luogo più bello del mondo. Su tutto questo il Pd se vuole ha qualcosa da dire. E il sindaco?

E, tornando all’immondizia noi dobbiamo dire quello che vogliamo fare, in quanto tempo vogliamo far crescere la differenziata, dove fare gli eco distretti (e se non ci piacciono più dire allora dove fare gli impianti di trito vagliatura e di compostaggio). Questo potrebbe apparire come un modo per togliere le castagne dal fuoco  a 5 stelle: chi fa l’opposizione (dicono le vecchie volpi della politica) guarda chi governa e spara su ogni scelta, aizza ogni interesse territoriale, cavalca ogni conflitto sociale e locale, fa crescere la sindrome Nimbi (non le mio giardino).

Io credo che le vecchie volpi siano in realtà degli animali impagliati. Il nostro problema è dare una risposta vera ai problemi della città e convincere i cittadini che la politica non è una cosa da buttare. Se siamo sotto la soglia di questa sfida non andiamo da nessuna parte. E non ci va neanche Roma.

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