Ma Renzi l’ottimista non dimentichi i problemi

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Matteo Renzi durante la registrazione di 'Porta a Porta' condotta da Bruno Vespa, che apre oggi la nuova edizione ospitando il presidente del consiglio, Roma, 7 settembre 2015. ANSA/ ANGELO CARCONI

Il leader deve saper nutrire speranza e fiducia, ma la sua narrazione va costruita anche sulla sfida

Continuiamo a parlare di Renzi il comunicatore che, come ormai è sempre più accettato, significa parlare del suo modo di fare politica e della sua politica. Parliamone nei giorni in cui sembra confermato che il clima di opinione nel nostro paese è cambiato e si va verso la fiducia, un ottimismo più solido o meno incerto.

Matteo Renzi sembra aver indovinato o interpretato (abilità o sorte fa poca differenza) sia il bisogno diffuso di voltare pagina sia l’evoluzione della congiuntura economica. Fanno male i suoi avversari a non prenderne atto. Va ammesso, la scelta di combattere le “passioni tristi che derivano dal fatto che gli italiani non credono più di avere le istituzioni al loro fianco” come ha scritto Mauro Magatti sul Corriere di qualche giorno fa, non era né facile né scontata. E non lo era soprattutto per chi raccoglie voti da un elettorato orientato, a livello nazionale, all’opposizione e che quindi si sente sfidato nella società da un movimento, il Cinquestelle, capace di confederare tutte le rabbie sociali.

Quella di Renzi è stata una scelta coraggiosa, un’assunzione di rischio tipica di un “imprenditore politico”. Una scelta che lo ha esposto a due tipi di critiche. La prima è quella di rivolgersi alla “pancia”, alle emozioni degli elettori per cercare il loro consenso in modo spregiudicato. La seconda  è quella di esagerare nelle promesse e nel sottovalutare le difficoltà che comunque si dovranno affrontare visto che “il futuro sarà senz’altro peggiore”. Ecco, Matteo Renzi ha voluto contrastare questo luogo comune del nostro tempo, questa opinione che sembra non si possa non condividere.

Ma proprio nel momento in cui sembrano consolidarsi le ragioni dell’ottimismo, è importante che la narrazione del presidente del Consiglio non escluda le difficoltà: abbiamo certamente bisogno della nostra California da raggiungere, ma la carovana deve essere consapevole del fatto che ci saranno fiumi difficili da guadare, deserti da attraversare, notti insonni di guardia per le aggressioni di ogni sorta di banditi. E ci saranno dolori, non lo si può escludere, ma sono proprio questi che vanno inseriti in una storia convincente sostenuta da comportamenti personali coerenti. La perdita di credibilità di Blair è anche legata alla sua condotta personale, solo per richiamare un esempio recente. E sono i comportamenti di chi fa le promesse a renderle credibili più ancora dei risultati concreti.

Il leader deve saper tenere alto il clima emotivo, deve saper nutrire speranza e fiducia. Ma l’emozione deve trasformarsi in un feeling duraturo. Perciò non possono essere nascoste le difficoltà proprio adesso che il macigno è stato messo in moto vincendo l’inerzia: la spinta deve essere mantenuta costante e questa implica ancora tanta fatica e organizzazione. Ecco perché le singole misure messe in atto in questi mesi non devono solo essere richiamate. Vanno collegate tra loro, le tessere del mosaico devono cominciare a far emergere la figura che si sta costruendo.

Il problema non è parlare alla “pancia o alla testa”. Non è nemmeno fare promesse realistiche (cioè tristi) perché se no sarebbe tutto “solo” finalizzato ad avere il consenso (come se nella democrazia del pubblico il consenso non fosse l’elemento essenziale per qualsiasi azione di governo). Il problema è affrontare le difficoltà per chiamare a un impegno di lungo periodo dotato anche di un pizzico di sfida e di avventura.

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