Ma quale impunità? Caro Fatto, si chiama Costituzione

Il Fattone
Aula del Senato durante la discussione sulle riforme Costituzionali, Roma, 17 settembre 2015. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Anche oggi una menzogna: concedere l’immunità non significa che i parlamentari non sconteranno alcuna pena

“Votano qualunque porcata: pure l’impunità ai senatori”. Con l’abituale garbo anglosassone il Fatto annuncia oggi in prima pagina una svolta epocale, una rivoluzione che non ha precedenti al mondo e che è destinata a diventare oggetto di studio per le generazioni a venire, una radicale innovazione del diritto costituzionale: l’impunità dei senatori.

Abbagliati dalla notizia, abbiamo consultato il vocabolario Treccani per essere certi del significato della parola, e ogni dubbio è stato presto fugato: impunità (dal latino impunĭtas, derivato a sua volta dell’avverbio impune) significa “esenzione da pena”. Se commetto un reato, un qualunque reato, l’impunità mi assicura che non sconterò alcuna pena, mai, per nessun motivo: non sarò punito. I futuri senatori potranno passare col rosso o far esplodere una scuola elementare, secondo le inclinazioni, e avranno la certezza di farla franca. Mica male.

Purtroppo per i lettori del Fatto, che anche oggi sono stati costretti a leggere una menzogna, e fortunatamente per gli italiani, le cose non stanno affatto così. A pagina 7, miracolosamente, il Fatto trasforma l’“impunità” in “immunità”: “I nuovi senatori – si legge – godranno di tutti i privilegi di cui godono i parlamentari oggi”.

E quali sarebbero questi privilegi? “I membri del parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza”. Al Fatto probabilmente non lo sanno, ma le parole che avete appena letto non vengono da un’intervista di Verdini: sono scritte nella nostra Costituzione, all’articolo 68.

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