Ma oggi l’ultimo Berlinguer è più attuale che mai

Berlinguer
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Berlinguer vive nel nostro tempo, pur essendo un uomo del suo tempo, perché è stato un politico dotato di pensieri lunghi

Berlinguer vive nel nostro tempo. Si può incontrare l’attualità del suo pensiero sui temi cruciali del nostro tempo come la globalizzazione, la qualità dello sviluppo, il rinnovamento della politica, il ruolo del sentimento religioso, la relazione tra uomo e donna.

Berlinguer vive nel nostro tempo, pur essendo un uomo del suo tempo, perché è stato un politico dotato di pensieri lunghi che ci ha lasciato in eredità una “vivente lezione”, per usare una espressione di Franco Rodano. Pensieri lunghi che egli elaborò grazie al suo modo di vivere la politica: cogliere il senso profondo degli avvenimenti, scrutare in profondità l’animo umano, porsi sempre in atteggiamento di ascolto.

Forse non avrebbe immaginato lo strazio di migliaia di vite umane senza vita nel nostro Mediterraneo ma il tema del mondo nella sua globalità e soprattutto i problemi del sottosviluppo e della povertà di quello che allora si chiamava Terzo mondo costituiva un suo assillo ed un cimento del suo pensiero. Nel 1975 in vista del XIV congresso del Pci elaborò una proposta di cooperazione internazionale, basata sulla distensione tra Usa ed Urss, di cui garante doveva essere anzitutto l’Europa, in cui ciascun popolo doveva partecipare in una rinnovata divisione internazionale del lavoro, basata appunto sulla cooperazione e non sul conflitto e sulla rapina delle risorse da parte dei paesi più forti, che avrebbe liberato e fatto emergere nuove risorse.

«Si pensi a quali risultati potrebbe portare una cooperazione mondiale rivolta a scoprire ed utilizzare le inesauribili fonti di energia che possono venire non solo dall’uranio, ma dall’idrogeno e forse ancor più dal sole, dagli oceani, dalle profondità in parte sconosciute e comunque ancora così largamente inesplorate del sottosuolo. Si pensi anche alle immense distese di terre che potrebbero essere conquistate o riconquistate alla fertilità ed alla coltura». Fino a ipotizzare un «governo mondiale». «Se vogliamo gettare uno sguardo più lontano, si può pensare che lo sviluppo della coesistenza pacifica e di un sistema di integrazione così vasto e da comprendere i più vasti aspetti dello sviluppo economico e civile della intera umanità, potrebbe anche rendere realistica l’ipotesi di un “governo mondiale” che sia espressione del consenso e del libero concorso di tutti i paesi».

In modo ancora più esplicito il tema torna nella tanto contestata proposta dell’austerità, che lui propone come leva per trasformare l’Italia e instaurare una cooperazione con il Terzo mondo. Problema che in quegli anni riguardava tutto l’Occidente di fronte al moto di liberazione dei popoli del Terzo mondo. Ciò comportava, secondo lui, due conseguenze fondamentali. «Bisogna aprirsi a una piena comprensione delle ragioni di sviluppo e di giustizia di questi paesi e instaurare con essi una politica di cooperazione su basi di uguaglianza; abbandonare l’illusione che sia possibile perpetuare un tipo di sviluppo fondato su quella artificiosa espansione dei consumi individuali che è fonte di sprechi, di parassitismo, di privilegi, di dissipazione delle risorse, di dissesto finanziario.

La politica di austerità è guidata dai principi della massima produttività generale, della razionalità, del rigore, della giustizia, del godimento di beni autentici, quali sono la cultura, l’istruzione, la salute, un libero e sano rapporto con la natura». Di cosa discutiamo oggi se non di cooperazione, di una politica efficace verso l’Africa, di accordi bilaterali, di un diverso governo dei processi di globalizzazione? E la crisi tremenda di questi anni non è il frutto della finanziarizzazione dell’economia, slegata dall’economia reale con le drammatiche diseguaglianze che ostacolano lo sviluppo e non solo sono disumane? La crisi non è frutto dell’esasperato consumismo che riduce la soggettività umana all’io solitario che ricerca la sua realizzazione nel godimento del consumo? E non c’è una forte similitudine tra quelle idee dell’austerità e la proposta della sobrietà che viene avanzata oggi da molti e che, in modo particolare, è diventata esperienza di vita e progetto di tante donne e tanti uomini? Non c’è oggi una consapevolezza nuova sul valore dei Beni Comuni, delle relazioni umane, della valorizzazione delle competenze umane per realizzare uno sviluppo economico più efficace e competitivo? In questo nostro tempo così sofferente eppure così desideroso di speranza constatiamo quanto sia importante il sentimento religioso, quanto siano incisive e profetiche le parole di Papa Bergoglio.

E allora mi suonano vicine, famigliari, utili le riflessioni che Berlinguer dedicava costantemente ai cattolici. Il suo dialogo con Monsignor Bettazzi, Vescovo di Ivrea, quando affermò che una coscienza religiosa può animare una forte trasformazione sociale e anche arricchire gli ideali socialisti. Quando affermò sempre in risposta a Monsignor Bettazzi che «nella promozione di beni comuni come la scuola, i servizi sociali, può essere fecondo un pluralismo di soggetti in sintonia con l’articolo 2 della Costituzione, purché tutti siano animati dal principio di laicità e non vogliano inculcare la società cristiana».

Oggi le donne sono protagoniste nella sfera pubblica sociale, si sentono forti e autorevoli eppure continuano a vivere pesanti discriminazioni nel lavoro, nel salario, faticano a conciliare il lavoro e la famiglia, sono vittime di violenze in famiglia. C’è bisogno di relazioni di solidarietà e condivisione di responsabilità tra donne e uomini. C’è bisogno di una nuova grammatica dei sentimenti. E anche a questo proposito tornano famigliari e profonde, piene di calore umano le riflessioni e le iniziative che in modo costante Berlinguer dedicava alle donne. Lui capì che il femminismo era stato prima di tutto un moto dell’anima, un difficile e impegnativo viaggio interiore che le donne intraprendevano per liberarsi dagli stereotipi e dai modelli sui quali erano cresciute. Per questo fu molto importante il suo atteggiamento umano e intellettuale verso le donne. Un atteggiamento di curiosità, ascolto, rispetto e discrezione. Di grande serietà.

Le sue parole lasciavano il segno perché trasmettevano questo suo lavorio dell’anima, ed erano pietre perché a esse seguivano fatti e scelte concrete. Come la costituzione del Gruppo interparlamentare autonomo delle donne. Le donne erano per lui un grande e peculiare soggetto del rinnovamento che obbligavano a ripensare la politica, i confini della politica, il rapporto tra il pubblico e il privato, la concezione della famiglia, del lavoro, del modello di sviluppo. La sua attenzione alle donne, il cambio di paradigma culturale, non solo l’emancipazione ma la liberazione femminile e la lotta al maschilismo, si accentuò, divenne profonda e costante nel corso degli anni 80, nella temperie culturale che aveva visto fallire con l’uccisione di Aldo Moro la grande e impegnativa strategia del compromesso storico e Berlinguer proponeva l’alternativa democratica.

Gli anni in cui rifletteva su una nuova qualità della politica, sulla centralità della questione morale, lui che credeva così tanto nella funzione dei partiti e aveva sperato, attraverso l’alleanza, che cambiasse anche un partito storicamente antagonista come la Dc con cui non esitò a costruire un governo per sconfiggere il terrorismo e difendere la democrazia e lo Stato. Gli anni in cui rifletteva sulla necessità di un nuovo pensiero riformatore che raccogliesse le grandi domande di rinnovamento che venivano dalla società e ascoltasse i nuovi protagonisti politici che si erano affermati nella scena pubblica: le donne, i giovani, il movimento pacifista e ambientalista. Ma anche le novità delle nuove tecnologie che avrebbero rivoluzionato le modalità della comunicazione.

Cito come uno dei suoi testi fondamentali l’articolo sulla rivista Rinascita del 4 dicembre 1981 «Rinnovamento della politica, rinnovamento del Pci». Non ho mai pensato che questo ultimo Berlinguer fosse portatore di una linea politica di arroccamento, difensiva, un modo per eludere il deficit delle alleanze politiche che si era determinato con la fine del governo di unità nazionale e il persistere della divisione a sinistra, peraltro non voluta e non ricercata da Berlinguer medesimo. Macaluso su questo giornale ricorda l’incontro alle Frattocchie con Craxi nel 1983 per stilare un comune programma di governo. Ho sempre pensato che quella politica scrutasse con sguardo, pensiero, cuore profondi, cosa avveniva nella società per scrivere una modernità che fosse un nuovo umanesimo e che lui praticava con la forza dell’esempio. Come quando sfidando le critiche di tanti, durante la crisi della Fiat, andò tra gli operai e disse loro «siamo e saremo con voi».

Il legame con le persone, la cura delle persone, questo era per lui prima di tutto la politica. Come confermano le immagini che ricordano gli ultimi giorni della sua vita. Con gli operai, con le donne, con la gente semplice, con le persone.

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