Ma l’America è il Far West

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epa05052284 A photo made available by the Los Angeles News Group (LANG) and San Bernadino Sun shows armed police officers responding at the scene of an active shooter situation near the Inland Regional Center in San Bernardino California, USA, 02 December 2015. At least 20 people were shot in an ongoing mass shooting incident in southern California on 02 December, local authorities said. Police told local news broadcaster KTLA there is an "active shooter" and at least 20 victims shot in San Bernardino, about 88 kilometres east of Los Angeles. Fire officials said they were responding to reports of 20 victims in the incident.  EPA/DOUG SAUNDERS / LANG / HANDOUT MANDATORY CREDIT: DOUG SAUNDERS / LOS ANGELES NEWS GROUP
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Restano però due certezze sull’ultima tragedia: la premeditazione e la quantità di armi leggere e pesanti nelle mani degli americani

Non sappiamo ancora se Syed Rizwan Farook, 28 anni – cittadino americano di origine pakistana che l’anno scorso si era recato in Arabia Saudita – e Tashfeen Malik, sua moglie, i due killer del massacro di San Bernardino con 14 morti e altri 21 corpi straziati e feriti lasciati all’interno dell’Inland Regional Center, il centro di assistenza per disabili della città di 250 mila abitanti a un’ora d’auto da Los Angeles, sono gli ultimi autori di un bestiale attacco terrorista di matrice jihadista. Spiegano fonti giudiziarie e di Fbi, che erano “radicalizzati” e “in contatto con più di un soggetto del terrorismo internazionale”. Non è escluso, al momento, come dichiara il presidente Obama, che la strage sia frutto “di una lite sul lavoro”.

Restano però due certezze sull’ultima tragedia: la premeditazione e la quantità di armi leggere e pesanti nelle mani degli americani. Mentre gli investigatori indagano sulle vite della coppia di assassini, l’America conta 12.219 morti uccisi con arma da fuoco, dal 1 gennaio ad oggi, di cui 3062 erano bambini o adolescenti; 355 stragi con almeno 4 morti: una carneficina. Sembra la Siria? No, sono gli Stati Uniti. In confronto, nel 2014, l’anno peggiore per attacchi terroristici, il paese più colpito, l’Iraq, ha contato 9.936 morti. Perché tutti questi omicidi a mano armata? Come è possibile che non sia possibile sanare le situazione?

Non c’è un’unica risposta, perché gli Stati Uniti sono un paese estremamente complesso e diversificato, assai più di quanto appaia a prima vista, e la questione delle armi da fuoco è un nervo scoperto. Il problema principale, tuttavia, risiede nella mancanza di regolamenti sull’acquisto di armi da fuoco. Nella maggior parte degli stati non ci sono background checks – o se ci sono sono ridicoli – prima che una persona possa comprare un’arma da fuoco, comprese le semiautomatiche. Praticamente chiunque può comprarsi un arsenale e scaricare pallottole contro il vicino di casa. Le analisi mostrano una correlazione tra mancanza di regolamenti e numero di morti, sia da attacchi come quelli di San Bernardino che da incidenti domestici (1948 morti per incidenti domestici involontari con armi da fuoco dall’inizio dell’anno).

Dopo la strage di Newton, si pensava che finalmente qualcosa sarebbe cambiato. Ma neanche quella tragedia ed i rinnovati sforzi del Vice Presidente Joe Biden – da sempre impegnato a regolare il possesso delle armi da fuoco – sono riusciti a convincere il Congresso della necessità di approvare una legislazione in materia. Qui si dice: follow the money, e se si segue il profumo del dollaro si arriva dritti dritti nelle braccia dell’NRA, National Rifle Association, la potente lobby delle armi. Tanto per dare una misura, nell’ultimo ciclo elettorale, quello del 2014, l’NRA ha speso oltre 36 milioni di dollari in campagne pubblicitarie, lobbying e contributi ai candidati. Il ciclo 2014 era un ciclo assai minore comparato a quello 2014. Il 95% dei contributi dati dall’NRA a candidati sono andati ai repubblicani, che sono i maggiori oppositori di qualunque legislazione su acquisizione e possesso di armi da fuoco, attaccandosi al Secondo Emendamento alla Costituzione, approvato nel 1791, che sancisce il diritto di possedere e portare armi. La dottrina legale in materia è di fatto controversa e secondo l’opposta teoria – la cosiddetta teoria dei diritti collettivi – il livello federale ha diritto di regolamentare la materia. Il Congresso è però a maggioranza Repubblicana, e quindi le chance di avere una legislazione restrittiva sono risicate. Non a caso, i candidati repubblicani alla Presidenza hanno offerto preghiere e poco altro, dopo San Bernardino.

Ma anche i democratici non sono unanimi sulla questione armi. Molto dipende dalla provenienza terrirotiale e quindi dal collegio elettorale, che qui ha un’importanza fondamentale. In alcuni stati andare a caccia è parte fondante della cultura locale, indipendentemente dall’appartenenza politica, e nel 41% delle abitazioni americane c’è almeno un’arma da fuoco. Fra i tre candidati democratici, Martin O’Malley era e resta a favore di norme più restrittive sul possesso della armi ed ha dalla sua parte la legislazione fatta approvare da Governatore del Maryland. Bernie Sanders – l’underdog della campagna elettorale dem, basato finora su contributi individuali dei sostenitori e quindi svincolato dalle grandi lobby – è più tiepido in materia, venendo dal Vermont, stato montano del nord dove la caccia è un’attività principe. La vera sorpresa è Hillary Clinton. Durante la campagna 2008, la Clinton era opposta ad una legislazione federale ma in questo ciclo elettorale ha cambiato diametralmente posizione, diventando una sostenitrice accanita e vocale – attaccando frontalmente l’NRA – e sostenendo la necessità di leggi restrittive sul possesso e uso delle armi. Un rischio? Se lo è, è calcolato. Il 55% della popolazione è oggi favorevole ad una legislazione più severa, in particolare c’è un supporto molto ampio – sia tra democratici che repubblicani – in favore di background checks e per impedire il possesso delle armi alle persone disturbate mentalmente. Inoltre, è inverosimile che la Clinton possa avere il sostegno politico o economico dell’NRA, quindi è una perdita minore per lei. In compenso, andare contro la lobby delle armi – cosi come andare contro Wall Stress (un’altra lobby alla quale era favorevole nel 2008) – contribuisce a dare un’immagine più umana di Hillary, la cosa più difficile per lei, il suo vero tallone di Achille.

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