Ma il professor Rodotà si è mai sposato?

Il Fattone
Lectio Magistralis di Stefano Rodotà durante il terzo giorno di apertura del Salone del Gusto e Terra Madre 2014 al Lingotto, Torino,25 Ottobre 2014 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Un’intervista al Fatto che non tiene conto del merito

Nella sua coraggiosa battaglia contro le unioni civili, in compagnia del Giornale (“Governo contro natura”) e di Libero (“Unioni gay con il trucco”), oggi il Fatto ha arruolato Stefano Rodotà, giurista un tempo brillante oggi accartocciato in un’opposizione crepuscolare al mondo intero.

Il richiamo in prima pagina è sensazionale: “Noi, sempre più lontano dalla civiltà in Europa”.

Se i titoli del Fatto avessero un senso, questo significherebbe che fino a ieri, cioè senza unioni civili, l’Italia era vicina alla civiltà europea, mentre oggi se ne è allontanata. Il concetto è talmente privo di senso da non poter essere attribuito neppure ad un gufo brillante come il professor Rodotà. Passiamo dunque alle pagine interne e al testo dell’intervista.

“Così questa legge discrimina le unioni delle coppie gay”, proclama il titolo. Per capire come, leggiamo le argomentazioni di Rodotà: “Per celebrare il risultato ora dicono che è solo l’inizio” (professore, per andare da A a B bisogna sempre preliminarmente muoversi da A), “Gli interventi sono stati, tutti, finalizzati a segnare il massimo di distanza possibile tra le unioni civili e il matrimonio” (professore, non sono gli interventi parlamentari ma gli articoli di legge a definire una norma), e infine: “Questa legge, che avrebbe dovuto sanare una discriminazione, non fa altro che ribadirla”.

Non appena la legge entrerà in vigore – e speriamo che Renzi metta subito la fiducia anche alla Camera – due omosessuali che decidono di unirsi di fronte ad un ufficiale dello stato civile avranno l’obbligo reciproco di prestarsi assistenza morale e materiale, potranno decidere di avere lo stesso cognome, saranno tenuti a contribuire ai bisogni comuni, si obbligheranno vicendevolmente ad abitare insieme, concorderanno tra loro l’indirizzo della vita familiare, fisseranno la residenza comune, potranno avere la comunione dei beni, saranno reciprocamente eredi e, in caso di morte, avranno diritto al trattamento di fine rapporto dell’altra persona e alla pensione di reversibilità.

Se questo, negli effetti concreti sulla vita della gente, non è un matrimonio, allora il professor Rodotà non è mai stato sposato.

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