Ma il Pd non è ancora pronto a fare opposizione

Roma
campidoglio-image roma

Il M5S dimostra di non avere ancora la cultura di governo necessaria per guidare la Capitale, ma anche noi dobbiamo riconnetterci con la città

Matteo Severini (figlio di Virginia Raggi, sindaco di Roma) ci guardava con la bellezza dei suoi sei anni mentre stava seduto sullo scranno del sindaco di Roma, nell’Aula Giulio Cesare, in Campidoglio. Una immagine dissacrante rispetto alla solennità del luogo e della circostanza, di tenera normalità. Con la bellezza e l’incoscienza della sua età.

Ho la sensazione che non sia stato il solo, l’altro ieri in quell’Aula, a non avere piena coscienza delle sfide che attendono la nuova classe dirigente chiamata dai cittadini a guidare la città. Che, non dimentichiamolo mai, è la Capitale del Paese.

Virginia Raggi e il suo partito hanno largamente vinto le elezioni. Tocca a loro, e non solo per meriti propri, ma anche per i disastri politici ai quali negli ultimi otto anni i romani hanno assistito. Disastri causati in gran parte da una destra che ha spento in molti sensi le luci della città. Ma che hanno riguardato anche il centrosinistra, il Pd, le sue classi dirigenti locali. Ma ora tocca a loro. E tutti, responsabilmente, devono augurarsi che ce la facciano.

Roma è davvero allo stremo. Nella vita di tutti i giorni (pulizia, traffico e trasporto pubblico, manutenzione urbana, degrado delle periferie, rispetto delle regole, vita culturale e sociale, sicurezza…). Nel suo ruolo di grande Capitale universale, di città di dialogo interreligioso, multietnico. Di questo c’è assoluto bisogno, in tempi come questi che viviamo, intrisi di paure e terrorismo, insicurezze e razzismi. Virginia Raggi ha giustamente, nel suo piccolo Pantheon, citato Petroselli e Argan. Non avrebbe sbagliato, finita la campagna elettorale, se avesse citato anche le più recenti esperienze di Rutelli e Veltroni, due sindaci che, ispirandosi davvero alle lezioni di Argan e Petroselli (e praticandole), hanno fatto di Roma, per un quindicennio, un modello internazionale e ridato ai cittadini “l’orgoglio di essere romani”.

Ma la questione è che non basta augurarsi che i 5 Stelle ce la facciano a vincere le sfide, delle quali bisognerebbe innanzitutto avere piena consapevolezza. Le premesse non sono incoraggianti. Dove i grillini sono andati al governo locale (comuni piccoli e medi) la prova è stata ed è particolarmente modesta. La faticosa gestazione della giunta Raggi ha fatto emergere le caratteristiche di un partito che non ha niente da invidiare alla vecchia politica: correntismi, personalismi, veleni, dossieraggi, che hanno portato Raggi a compiere gaffes, revocare nomine, mettere toppe. E quell’immagine di quel Direttorio schierato lì, come una sorta di Tribunale Speciale, dava – nell’insieme – più l’idea di un controllo ravvicinato che quella di una affettuosa protezione. Ma, dicevo, tocca a loro.

Con un paradosso: in cima al Campidoglio siedono ora forze – chiamate a governare – che non mostrano cultura di governo. Questo è un guaio perché, con tutto il rispetto per queste città, Roma non è Quarto, non è Bagheria, non è neppure Livorno o Parma, che pure meriterebbero ben altro. La Capitale del Paese avrebbe bisogno, ora e qui, di una classe dirigente (latitante negli ultimi otto anni) in grado di ricostruire quel clima di grande comunità metropolitana che consentiva di unire insieme visione e concretezza quotidiana.

Al tempo stesso c’è un altro paradosso, che riguarda il Pd. Che provo a descrivere con una domanda: è in grado il Pd di fare opposizione? È strutturato per questo? Credo di no. Chi dirige il Pd in giro per Roma è nato politicamente con il centrosinistra al governo della città, dei Municipi. È abituato a questa situazione. E i cinque anni di Alemanno, al di là di polemiche sul tasso maggiore o minore di consociativismo, non hanno fatto emergere un profilo di opposizione adeguato. Diciamo un’altra cosa: spesso noi ci definiamo un po’ pomposamente “classi dirigenti” ma il profilo che presentiamo è troppo spesso quello di ceto politico e amministrativo.

Ecco, allora, i due paradossi: chi è chiamato a governare Roma non mostra cultura e profilo di governo. Chi è stato mandato a fare opposizione non sembra attrezzato per questo ruolo. Ma in mezzo, tra questi paradossi, c’è Roma, la Capitale dell’Italia.

Non ho certo la pretesa di consigliare la Raggi e la sua giunta su come acquisire e praticare cultura di governo. Ma il Pd, secondo me, potrebbe provare a riconnettersi con la città (dalle periferie a Piazza di Spagna, per capirci) lavorando “come se”. Come se fosse al Governo. Immergendosi nel ventre della comunità romana. Confrontandosi ogni giorno con la realtà vera. Con i cittadini, le associazioni, le forze sociali ed economiche. Il grande mondo della cultura, dello spettacolo. Vivere e condividere nei quartieri, nei rioni, nelle periferie la vita reale. E proporre soluzioni, progetti. Visione. Roberto Giachetti ne aveva, nel suo programma (come l’altro sfidante alle primarie, Morassut). E anche molti dei candidati a guidare i Municipi. Questo patrimonio di idee non va disperso, ma fatto vivere ogni giorno. “Come se”, appunto. Come se i cittadini chiedessero a noi le risposte. E portare quelle risposte a chi guida il Campidoglio e i Municipi. Come fa una forza di opposizione che non fa sconti (e temo che il Pd avrà motivi per non farne), ma che indica soluzioni e prospettive. Per la città di tutti i giorni che è anche una grande Capitale mondiale.

Avranno l’umiltà, il buon senso di accogliere queste sfide, questi contributi? Non ho molta fiducia. Ma per essere forza di opposizione, che vive e pratica autentica cultura di governo, che prova a rigenerarsi in un rapporto faticoso ma vitale con il mondo reale, che vuole bene a Roma, non c’è bisogno del permesso di nessuno. Ma solo della nostra volontà di provarci. Tra l’altro, il congresso del Pd a Roma, di cui si parla e che prima o poi si celebrerà, in questo modo potrebbe venire meglio. Con meno preoccupazione per i tesseramenti e i posizionamenti e molta più attenzione per le idee.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli