Ma il panino non è un diritto

Scuola
Una mensa scolastica in una immagine di archivio ANSA

È importante che i bambini possano vivere insieme il pranzo come un appuntamento formativo

Pochi giorni fa il tribunale di Torino ha rigettato il reclamo presentato dal ministero dell’Istruzione contro l’ordinanza del giugno scorso della Corte d’Appello che riconosceva il diritto di portarsi il pranzo da casa e consumarlo nel refettorio con i compagni. Questa situazione nasce da una vicenda legale di cui sono protagoniste 58 famiglie che non vogliono che i propri figli consumino i pasti preparati dalle società di ristorazione. Temono rischi di contaminazione e denunciano un eccessivo costo del servizio. Fin dal 2013, dunque, un gruppo di famiglie crea il comitato “Caro Mensa”: fanno ricorso al Tar per l’aumento delle tariffe e avviano una battaglia legale contro il Comune di Torino e il Miur per vedersi riconosciuto il diritto a portare il cibo da casa.

Nel giugno scorso la Corte d’Appello riconosce tale diritto e ad agosto viene emessa un’ordinanza d’urgenza che sancisce la libertà di scelta in materia di consumo del pasto a scuola da assumere nell’orario destinato alla refezione. Il Miur nel suo reclamo afferma che «i genitori che non vogliono avvalersi del servizio di mensa possono scegliere una formula diversa dal “temp o pieno” o prelevare il figlio da scuola all’ora di pranzo, fargli consumare il pasto altrove e riaccompagnarlo per la ripresa pomeridiana delle lezioni».

Una interpretazione che secondo il tribunale «non ha un solido fondamento normativo ed entra in conflitto con gli articoli 3 e 34 della Costituzione. La refezione deve restare una agevolazione alle famiglie, un servizio a domanda individuale. L’unica alternativa, ragionevolmente praticabile, rispettosa dell’articolo 34 della Costituzione, consiste nel consentire agli alunni del tempo pieno che non aderiscono al servizio di refezione di consumare a scuola un pasto domestico ».

Ancora, il tribunale stabilisce che: «l’utilizzo dello stesso refettorio, se questa è la scelta organizzativa dell’istituto scolastico, può rendere opportuno stabilire regole di coesistenza: regole che hanno anche e, soprattutto, la funzione di mantenere chiarezza sull’ambito entro cui la ditta appaltatrice può essere chiamata a rispondere per il cibo somministrato in mensa. Che ciò porti alla divisione in due ali del refettorio o all’avvicendamento di gruppi di utenti, si tratta comunque di coesistenza e non di reciproca esclusione».

Una sentenza che entra a gamba tesa su quello che da sempre era dato per acquisito: la mensa è un tempo educativo a tutti gli effetti ed è importante che i bambini possano vivere questo tempo in modo consapevole all’insegna della cultura alimentare e di corretti stili di vita. Che succede adesso? Forte il rischio di disorientamento e di improvvisazione se non addirittura di discriminazione: in tal senso, se la mensa è un momento educativo e formativo si potrebbero verificare delle disuguaglianze tra i bambini che, proprio per la funzione anche educativa della mensa, dovrebbero vedersi somministrare cibi simili, menu diversi potrebbero anche creare dei problemi di gestione del personale insegnante e creare un aumento di costi a carico della scuola.

Si teme il rischio che le sentenze della magistratura possano mettere in discussione l’universalità del servizio mensa e la funzione pedagogica, sociale e di educazione alimentare di cui è portatrice; appare evidente che il diritto soggettivo è insindacabile, tuttavia l’obiettivo dovrebbe essere quello di un miglioramento del servizio attraverso la rivisitazione dell’intero sistema. Il Comune di Torino ha stabilito che il refettorio delle scuole sia utilizzato esclusivamente dal servizio mensa e non per consumare il panino da casa in attesa di verificare la praticabilità dell’uso dei locali per entrambi i pasti; è evidente che tale sentenza non coinvolga solo il Comune di Torino: sono, infatti, molte le Amministrazioni che si trovano in difficoltà rispetto ad una sentenza che stabilisce un nuovo principio circa il consumo dei pasti a scuola.

Non dobbiamo tornare indietro affinché siano garantiti i diritti di tutti ma anche l’equità, la salute dei bambini e il principio di solidarietà mettendo in moto un meccanismo che potrebbe intaccare anche altri servizi di carattere generale finendo con il far prevalere gli interessi di alcuni rispetto ad altri. In fretta il Miur e il Parlamento devono valutare se è necessario predisporre un intervento legislativo di carattere nazionale che colmi il vuoto normativo messo in evidenza dalle decisioni della magistratura. La mensa ha cambiato la scuola e se vogliamo tenere più scuole aperte al pomeriggio la mensa è indispensabile, ma la campanella è suonata forte, è giunta l’ora di un nuovo patto educativo fra scuola e famiglie. Per questo dobbiamo continuare il confronto e trovare le buone soluzioni.

 

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