M5S. Parlare di antimafia è facile, difficile è metterla in pratica

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Giovanni de Robbio in'immagine tratta dal profilo del meet-up di M5S, Roma, 6 gennaio 2015.  +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++

Amministratori non ci si improvvisa, soprattutto in quelle delicate realtà nelle quali alla normale gestione amministrativa deve essere affiancato un percorso serio di cultura della legalità

“Chi ti paga per parlare? Secondo me ti pagano pure per fare altro”
“Non ti permettere più di nominare il M5S hai capito?”
“Ma perché le donne del Pd pensano pure?”
“Devi stare zitta”
“Una sola fine devi fare assieme al tuo amico…col gas”
“Occhio che oggi al Sud piove, magari investi con la macchina”
“Lei ed i suoi colleghi continuate a rubare il vostro stipendio dalle tasche del popolo italiano e lo fate morire di fame e ridete nei vostri Bmw”
“Ucciditi grazie”

Questo, e molto altro, è ciò che sto ricevendo in queste ore per aver scritto il mio pensiero sulla “questione Quarto” e sui voti della camorra al M5S.

Indignazione, rabbia, disgusto.

Si, tutto questo.
Ma anche un ulteriore riflessione nasce nel leggere questi insulti.
In questa delicata vicenda, in cui politica e criminalità organizzata si legano, il dramma ricade, come sempre, sui cittadini.

Quei cittadini che avevano creduto nella promessa di un buon governo, salvo poi ritrovarsi con la camorra al comando.

E c’è chi pensa che tutto ciò si possa risolvere con una semplice “espulsione dal movimento”, senza una seria assunzione di responsabilità.

Ciò che, invece, servirebbe sempre, ogni qual volta in un partito politico uno o più esponenti si rivelano indegni del ruolo che ricoprono.
Perché tutto questo e perché, invece di pretendere legalità e rispetto, molti dei sostenitori del M5S preferiscono aggredire l’avversario, con insulti ed offese, anche quando, esponendo un fatto, si propone un confronto politico?
Semplicemente perchè, molto spesso, il M5S di politico non ha nulla.
In quasi tutte le città in cui amministrano, gli uomini di Beppe Grillo si rivelano incapaci di agire attraverso un serio progetto amministrativo. Questo crea danni enormi, soprattutto in quelle delicate realtà nelle quali alla normale gestione amministrativa deve essere affiancato un percorso serio di cultura della legalità.
Amministratori non ci si improvvisa.
Ed è triste il silenzio assordante dei leader a 5 Stelle, dal duo Grillo/Casaleggio ai vari Di Maio e Di Battista.

Avremmo gradito una loro ammissione di responsabilità, una loro presa di posizione contro l’inquinamento politico/mafioso del comune di Quarto.

Si sono limitati ad una “espulsione”, l’ennesima.
Del resto, riempirsi la bocca (e i cartelloni elettorali) della parola “antimafia” è facile; il difficile è farla davvero, nel quotidiano.

Del resto da chi dichiarò che “La mafia non strangola i propri clienti” (Beppe Grillo, anno 2012) forse non possiamo aspettarci di più.

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