L’Ulivo non fu puro antiberlusconismo. Le foglioline nel simbolo Pd ce lo ricordano

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Il vicepresidente del PD: “Riconoscere le nostre responsabilità dovrebbe servire oggi a evitare gli stessi errori”

Se i risultati raggiunti dai due esecutivi guidati da Prodi fossero stati mantenuti o ottenuti dai governi di centrodestra che hanno occupato la larga parte del ventennio alle nostre spalle, oggi l’Italia non sarebbe costretta a fare i conti con il problema del debito. Il nostro Paese potrebbe anzi vantare un debito pubblico assolutamente compatibile con i parametri europei e certamente inferiore alla media di quello degli altri paesi d’Europa. Potremmo dunque permetterci di investire nello stato sociale o in risorse produttive e puntare alla crescita e alla distribuzione del reddito.
Questo semplice dato di fatto basterebbe da solo a negare la teoria del ventennio delle vacche nere come quelle della notte evocata dal filosofo della Fenomenologia dello spirito. Sono tanti e tanti in Italia a pagare ancora il prezzo della profonda diversità tra i governi di centrosinistra e quelli di centrodestra, caratterizzati da una “finanza creativa” che ha portato l’Italia a un soffio dal tracollo economico-finanziario costringendo le più alte istituzioni democratiche a decisioni e scelte politiche drammatiche. Al momento della sua uscita di scena, nel 2008, il governo Prodi consegnava un avanzo primario sopra il 3% del Pil. Era stato 0.3% nel 2005, 1.3% nel 2006 alla fine del secondo governo Berlusconi. Il disavanzo pubblico era sceso con Prodi a 1.9% dal 3.4% del 2006.

Ma la diversità tra gli esecutivi dei vent’anni alle nostre spalle non ha riguardato solo il loro operato quanto l’idea stessa di Paese e di società. Lo testimoniano ancora oggi le grandi scelte compiute dai governi di centrosinistra, come l’aggancio con l’Europa, stella polare del primo governo dell’Ulivo, la riconquista di un ruolo da protagonista dell’Italia in politica estera che trovò nell’operazione Libano riconoscimento internazionale unanime, la capacità di rimettere in movimento il Paese, testimoniato dalla crescita delle politiche di liberalizzazione attente però a “caricare i pesi a seconda della capacità delle spalle di ciascuno”.
Mi piace ricordare ancora qualche dettaglio di quelle politiche perché indicativi di un’idea di Paese: il bonus per gli incapienti, il piano straordinario per gli asili nido.
Non so bene cosa intendesse il segretario Renzi quando ha parlato di un generico quanto dannoso (perché cieco) antiberlusconismo. So però che in un sistema bipolare occorre scegliere da che parte stare. Per quanto mi riguarda la mia collocazione, decisamente stabile, è stata nel centrosinistra, in una visione di Paese distante, anzi contrapposta a quella del centrodestra berlusconiano costretto, nell’autunno 2011, a uscire precipitosamente di scena, spinto via da uno spread schizzato a livelli disperanti (oltre 400 punti).

Nel 2008, quando il governo Prodi aveva lasciato, lo spread era tra 34 e 38 punti. Molte sono state le nostre responsabilità, in testa a tutte quella di avere tolto la fiducia al governo dell’Ulivo interrompendo quello straordinario slancio a cambiare il Paese, modernizzandolo ma soprattutto moralizzandolo nei comportamenti collettivi e individuali (a cominciare da quelli della politica), che aveva davvero coinvolto e convinto la maggioranza degli italiani come testimoniato dall’adesione corale all’ingresso nell’euro. Ma riconoscere le nostre responsabilità dovrebbe servire oggi a evitare gli stessi errori, e a stabilire alcune certezze, prima tra tutte quella circa le nostre radici e i nostri tratti identitari che non appartengono alla storia di una fase ma dovrebbero essere permanenti.
Le foglioline dell’Ulivo, rappresentate nel simbolo del Partito democratico, stanno lì a ricordarcelo.

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