Lotta alla burocrazia, via libera al Foia. Sarà rivoluzione?

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Il ministro Arianna Madia durante la sesta kermesse renziana alla Leopolda, Firenze, 12 dicembre 2015.
ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI

Quella del Foia è una sfida durissima lanciata non solo sul piano normativo ma soprattutto culturale: cosa c’è di nuovo e cosa manca alla nuova legge

Rendere la pubblica amministrazione una casa di vetro, trasparente e accessibile a tutti. Con questo intento il Consiglio dei ministri ha approvato nella serata di ieri il primo degli undici decreti della riforma Madia.

Un provvedimento che introduce norme certe per consentire ai cittadini di chiedere dati e ottenere documenti pubblici … anche se i richiedenti non hanno un interesse diretto. È lo spirito del Freedom of information act (Foia), mutuato dall’ordinamento anglosassone e in vigore in oltre novanta Paesi, che mette al primo posto l’esercizio dei diritti di cittadinanza e nello specifico quello ad essere informati.

La trasparenza rappresenta il prerequisito essenziale per il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini alla “cosa pubblica”. Inoltre, contribuisce a combattere la corruzione e gli sprechi e a promuove l’efficienza dell’azione amministrativa.

Dalla sua prima approvazione, il 20 gennaio di quest’anno, ad oggi il testo ha subito diverse modifiche. Cambiamenti a cui la stessa ministra della pubblica amministrazione si era detta più volte favorevole. Il governo ha, infatti, accolto gran parte delle osservazioni fatte dalla società civile ed in particolare da Foia4Italy, la rete di 30 associazioni che ha lanciato una petizione in favore del Foia e che è stata audita sia dal governo che dalle commissioni parlamentari competenti, le quali hanno espresso dei pareri obbligatori ma non vincolanti.

Tra le indicazioni più rilevanti suggerite e recepite dall’esecutivo nell’ultima stesura: l’obbligo di motivazione in caso di diniego totale o parziale della richiesta di accesso; la previsione di un ricorso stragiudiziale prima del ricorso al Tar; l’invio gratuito per i documenti in formato digitale e comunque la limitazione dei costi di accesso a carico dei richiedenti alle sole spese di riproduzione.

Nella prima versione, infatti, era stato previsto il “silenzio diniego”, per cui l’ente pubblico avrebbe potuto negare, o semplicemente ignorare, le richieste di accesso senza preoccuparsi di fornire alcuna spiegazione. Una previsione che avrebbe depotenziato, se non vanificato del tutto, la portata innovativa del Foia. Le stesse considerazioni erano state fatte per quanto riguarda il ricorso al Tar da parte del richiedente in caso di diniego e l’accesso oneroso agli atti. Entrambe avrebbero scoraggiato l’iniziativa dei cittadini.

Altro punto qualificante del decreto è l’istituzione di un Osservatorio per monitorare l’attuazione del Foia.

Nel testo approvato ieri sera, inoltre, viene affidato all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) il compito di stilare le linee guida sulle deroghe di accesso al fine di tutelare gli interessi pubblici e privati. Si pensi ad esempio ai documenti che contengono informazioni sensibili per le persone o le imprese o relative alla sicurezza nazionale. Viene ridotto, rispetto alla versione precedente del decreto, il vasto ambito delle deroghe con eccezioni più circoscritte che riducono l’arbitrio degli enti pubblici. Nonostante il passo in avanti fatto, questa disposizione viene considerata da alcuni esperti ancora troppo ampia. Servirà aspettare il testo delle linee guida per una valutazione più precisa.

Manca, invece, la previsione di sanzioni per le pubbliche amministrazioni che si rifiutano di rispondere al cittadino. Un aspetto che riduce di sicuro l’incisività del decreto.

Quella del Foia è una sfida durissima lanciata non solo sul piano normativo ma soprattutto culturale, per combattere la tradizionale chiusura e opacità della burocrazia italiana. La storia recente delle riforme sulla pubblica amministrazione ci dice che spesso principi e regole non bastano a cambiare la realtà delle cose, soprattutto se si interviene in una realtà complessa piena di vincoli e cavilli. Ecco perché è necessario garantire la piena attuazione del Foia affinché diventi la nuova “Costituzione” su cui fondare il rapporto tra cittadini e amministrazioni pubbliche.

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