Lotta al terrore, vale più il voto di Londra che mille bombe su Raqqa

Mondo
epa05292483 The Labour Party's mayoral candidate Sadiq Khan delivers a speech as Conservative mayoral candidate Zac Goldsmith (L) looks on after Khan was announced as the new mayor of London, at City Hall in London, Britain, 06 May 2016. Khan becomes London's first Muslim mayor with the election victory.  EPA/ANDY RAIN

L’elezione di Sadiq Khan toglie terreno fertile alla crescita dell’odio: a chi lo predica, come l’Isis, e a chi lo cavalca, come l’internazionale della paura dei vari Trump, Le Pen, Farage e Salvini

Sadiq Khan ce l’ha fatta. L’avvocato dei deboli, il difensore dei diritti sociali e civili, il musulmano moderato ed europeista è stato eletto sindaco di Londra con la più alta percentuale di sempre. Un evento storico, per tanti motivi. In primis perché proprio in un momento in cui l’Europa sta perdendo la propria identità, in cui i vari Paesi membri si stanno chiudendo in se stessi sopraffatti dal terrore, i cittadini londinesi hanno scelto di credere in un futuro migliore. Hanno scelto la speranza, il cambiamento, il coraggio. E hanno riposto nel cassetto le loro paure e soprattutto i tanti tentativi di cavalcarle, queste paure.

Sadiq Khan è un britannico di seconda generazione. E’ figlio di un autista di bus pachistano e di una sarta di periferia. Ma, come ama dire lui stesso, è figlio di Londra, figlio di quella città che gli ha permesso di arrivare ad essere eletto sindaco. La notizia non deve essere stata accolta con giubilo dalle parti di Raqqa, la capitale siriana del califfato islamico, da mesi (inutilmente) assediata dalle bombe. Sadiq Khan è diventato il nuovo spot mondiale contro l’Isis. Un musulmano moderato, integrato nella sua comunità, tanto apprezzato da essere addirittura eletto sindaco dai miscredenti inglesi. C’è tutto ciò che serve per mandare all’aria la strategia dell’odio che Daesh utilizza per arruolare migliaia di giovani sbandati nella “guerra santa” contro lo spauracchio occidentale.

Il merito di Khan e, soprattutto, dei cittadini londinesi è stato proprio quello di aver provocato un corto circuito nel perverso impianto d’odio che alimenta tutti gli estremismi, sia al di là che al di qua della barricata. Non vedremo mai, negli spot che l’Isis utilizza per predicare odio, la faccia del nuovo sindaco di Londra. Purtroppo, in passato, abbiamo visto in questi spot il faccione ignorante di Donald Trump che insulta tutti i musulmani senza distinzione. Abbiamo visto la prima pagina di un giornale italiano, Libero, che dopo gli attentati di Parigi, non ha trovato un titolo migliore di “Bastardi Islamici”.

No, la faccia di Khan non la vedremo mai. Perché le facce come quella di Khan tolgono terreno fertile al proliferare dell’industria dell’odio. A chi lo predica, come i tagliateste drogati dell’Isis, e a chi lo cavalca, come l’internazionale della paura dei vari Trump, Le Pen, Farage e Salvini. Sono facce che trasmettono speranza. Il messaggio che arriva da Londra è che un mondo migliore, più consapevole, più libero è davvero possibile.

Vedi anche

Altri articoli