L’ossessione di Renzi solo per vendere più copie

Il Fattone
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in Senato durante la discussione in Aula delle mozioni di sfiducia al Governo, Roma, 19 Aprile 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

La fissazione di Travaglio per il premier lo porta a leggere ogni cosa, anche le decisioni di Berlusconi, come un favore al Pd

Finché si tratta di scopiazzare qualche atto giudiziario (dell’accusa), i ragazzi del Fatto riescono a cavarsela abbastanza bene. Ma quando si arriva alla politica, beh, le cose si fanno più complicate: qui occorre anche ragionare, contestualizzare, analizzare. E non è mica facile. La decisione di Silvio Berlusconi di scaricare Guido Bertolaso e convergere su Alfio Marchini, in aperta polemica con gli (ex?) alleati Matteo Salvini e Giorgia Meloni, apre clamorosamente la battaglia finale per la leadership del centrodestra futuro: comunque lo si giudichi, è un fatto politico di primaria importanza.

E il Fatto come titola? “B. sceglie Marchini e aiuta il Pd”. Come, quando, perché, dove? Chi l’ha detto? L’ha detto Giorgia Meloni, e il motivo è ovvio: senza i voti di Forza Italia le sarà più difficile arrivare al ballottaggio. Ma il Fatto che c’entra con la Meloni? E’ vero che la divisione della destra premia la sinistra, ma è altrettanto vero che la divisione della sinistra premia la destra: eppure il Fatto, giustamente, s’è ben guardato dallo scrivere che la candidatura di Fassina aiuta Berlusconi o Salvini o Grillo.

E’ un peccato che l’ossessione antirenziana di Travaglio lo spinga a leggere ogni avvenimento come un favore (o un attacco) al Pd: non soltanto perché questa bizzarra nevrosi gli impedisce di comprendere la politica e costringe i suoi lettori a scegliersi altre fonti, ma anche perché così facendo costruisce giorno dopo giorno l’immagine di un Renzi onnipotente e onnipresente, imbattibile e inscalfibile.

Oppure è proprio questa la ragion d’essere di un giornale sempre più a corto di idee, sempre più prigioniero del proprio rancore impotente? La sostituzione di Berlusconi con Renzi nel ruolo di nemico pubblico numero uno non è una posizione politica, ma una scelta di marketing. Serve a consolidare un’identità che rischia di smarrirsi, a rinserrare le fila di un esercito sbandato, a ridefinire un ruolo ormai sbiadito. Serve a difendere il fatturato. Travaglio sa benissimo che la manipolazione della realtà non c’entra nulla con la realtà: ma il mercato è più importante della politica, del giornalismo e dei fatti. Lunga vita a Renzi, dunque: se non per il bene l’Italia, almeno per il bene del Fatto.

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