L’Oriente con i nostri occhi

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Questa esperienza ci ha resi più ricchi e aperti al dialogo e, forse più di quando siamo partiti, ci soffermiamo a pensare ai principi cardine della nostra democrazia, alla bellezza del mondo nel quale viviamo

Dopo 10 ore di volo, atterriamo a Pechino con gli occhi stropicciati, le valigie pesanti e il caldo che si appiccica addosso, ma non ci importa: inizia il nostro soggiorno in Cina.

Siamo 12 giovani del Partito Democratico, partiti domenica 17 luglio alla volta dell’Oriente per un viaggio di una decina di giorni, nell’ambito di un programma organizzato dalle istituzioni cinesi. La delegazione è composta da quattro dirigenti nazionali dei Giovani Democratici e otto iscritti a Classedem (la scuola di formazione politica PD). Io sono presente in qualità di coordinatrice dei segretari regionali dei GD e responsabile nazionale GD per le politiche dell’integrazione.

L’occasione per una visita del Paese asiatico è data dall’invito del Governo cinese tramite il Partito Comunista Cinese (PCC), con cui il Partito Democratico intrattiene da anni rapporti di collaborazione. Dopo una interruzione, si tratta almeno del terzo viaggio organizzato con cadenza regolare in Oriente: un soggiorno a lungo preparato attraverso letture e approfondimenti sulla situazione del Paese. Ma, a parte l’emozione di viaggiare in un Paese lontano (geograficamente e culturalmente), sento anche la responsabilità di rappresentare il nostro partito all’estero e, soprattutto, ho addosso l’entusiasmo e la curiosità di poter vedere con i miei occhi una realtà molto diversa, variegata, affascinante. Una parte del mondo da scoprire, anche per trarre alcuni possibili insegnamenti, pur nella consapevolezza della complessità del quadro dei diritti e delle ricette economiche su cui la nostra delegazione si approccerà con spirito critico, ma rifuggendo supponenza e facili risposte.

Si parte da Pechino, quindi, per i primi tre giorni. Al nostro arrivo ci accoglie all’aeroporto Zhu, interprete e guida instancabile: sorriso aperto e risata sonora, ci saluta uno a uno. Anche lei non vede l’ora di iniziare. Diversi gli incontri istituzionali in calendario, l’organizzazione è tutta a carico del PCC, non dobbiamo preoccuparci di nulla. Incontriamo, durante la nostra permanenza pechinese il viceministro degli Esteri Zhen Xiaosong, il vicedirettore generale della DG Europa Occidentale del PCC Wang Xueyong, la segretaria generale del Comitato Centrale della Lega della Gioventù Comunista Cinese Dong Xia, il Presidente dell’Istituto dell’Economia e Politica internazionale dell’Accademia delle Scienze Sociali Su Ge. Conosciamo così più da vicino questo grande Paese, attraverso prospettive diverse e con interlocutori di primissimo piano: una Cina che, con il suo miliardo e 300milioni di abitanti e una crescita annua dichiarata al 6,8%, viene definita dal viceministro degli esteri cinese “in via di sviluppo” (nonostante sia la prima potenza mondiale per PIL), nella quale si prova a declinare il capitalismo nella sua visione di motore di crescita.

Riforme e apertura al mondo sono le due strategie che si intende perseguire, rispettivamente nella politica interna e in quella estera: la Cina ha ben presente lo scenario globale e globalizzato, nel quale vuole continuare ad esercitare un ruolo di primo piano. Nonostante ciò, i problemi che deve affrontare sono molteplici e complessi, ci vengono presentati con semplicità e chiarezza: soprattutto un Pil pro capite ancora troppo basso, specialmente per gli abitanti delle zone rurali e una problematica ambientale per nulla risolta, sebbene gli sforzi di tenere insieme sviluppo e sostenibilità. Per questo il Governo cinese ha approvato pochi mesi fa il XIII Piano quinquennale per la strategia per lo sviluppo economico e sociale 2016-2020, che mira proprio a perseguire la crescita in modo più sistematico e organico. Un altro punto importante per la strategia di sviluppo riguarda una politica economica fondata su una cooperazione estera pacifica, attraverso la risoluzione ragionata degli eventuali contrasti.

Voliamo quindi nel cuore della Cina, a Mianyang, città di oltre 4 milioni e mezzo di abitanti situata nella Provincia del Sichuan. Qui si trova il primo centro del Paese per quanto riguarda l’industria elettronica e lo sviluppo di tecnologie e aziende innovative, sulle quali il Governo cinese punta in modo massiccio anche attraverso un investimento impressionante sui giovani. Anche qui non mancano gli incontri istituzionali con le autorità locali e i rappresentanti del partito, che ci confermano nella nostra impressione di una città totalmente proiettata nel futuro, sia per quanto riguarda lo sviluppo della città, sia per quanto concerne lo sforzo di salvaguardare l’ambiente. C’è anche un museo dell’etnia Chian, una delle 55 minoranze che esistono all’interno della Cina: lo visitiamo, curiosi di vedere la narrazione e la specificità.

Ci spostiamo poi a Wenchuan, l’area colpita dal tremendo terremoto del 12 maggio 2008 alle 14.28, magnitudo 7.9 della scala americana, 19 km di profondità, 69.195 morti, 18mila dispersi senza nomi. Un memoriale all’aperto ora disabitato per il pericolo di nuove scosse, nel silenzio guardiamo spettri di strutture collassate e macerie sedimentate. Il museo del ricordo costruito vicino celebra gli sfarzi dei soccorsi, la capacità della Cina di rialzare i suoi figli dalla sciagura e costruire per gli sfollati una città nuova, in un solo anno e mezzo.

Si riparte verso la provincia dello Jiangsu, la costa orientale: prima Zhenjiang, centro di commercio e dell’industria cinese, e poi Suzhou, spettacolare città dai giardini incantati (inclusi da vent’anni nel Patrimonio dell’umanità dell’Unesco). Anche qui ci vengono presentati i centri di alta tecnologia e di pianificazione delle città, con le fotografie esplicative e i plastici con luci colorate che evidenziano le diverse aree in progettazione. Sembra che a Suzhou il futuro sia già iniziato e nulla possa sfuggire all’ordine razionale del centro urbano. Visitiamo quello che a noi sembra un centro commerciale: è, invece, un centro servizi per gli edifici abitati attorno, con tanto di aree predisposte per lo studio, lo svago, il gioco e la socializzazione. Gli occhi curiosi dei cinesi che ci vedono arrivare ci fanno capire che da queste parti non sono frequenti le visite degli europei.

L’ultima tappa prevede un brevissimo soggiorno a Shangai, la più popolosa città della Cina e del mondo, la capitale economica, la “Perla d’Oriente” che ci ammalia subito. Qui visitiamo il sito del primo congresso nazionale del Partito Comunista Cinese e ci perdiamo nei vicoli dei quartieri nazionali lì intorno. Lo sguardo d’insieme ci offre la spettacolarità dei grattacieli che sfiorano l’azzurro, la presenza di strutture di architettura europea, l’immensa ondata di turisti che incrociamo. È il volto di un Paese che sa di dover ancora crescere e che ha tutto l’interesse di affermare il suo prestigio nel mondo.

Noi, felici, di quanto visto e ricevuto, torniamo verso l’Occidente con tanti pensieri in testa, riflettendo in particolare sull’Unione Europea, che oggi più che mai deve crescere, cambiare, diventare ciò che sogniamo come baluardo di libertà, sicurezza, integrazione, accoglienza. Rientriamo in Italia anche con l’orgoglio dei nostri valori e della nostra tradizione, con il desiderio di metterci a servizio di un dialogo interculturale possibile e necessario. Non ci stiamo a rigettare la diversità che abbiamo incontrato, una diversità che è anche pensiero e visione, tentativo di confronto, desiderio di collaborazione. Questa esperienza ci ha resi più ricchi e aperti al dialogo e, forse più di quando siamo partiti, ci soffermiamo a pensare ai principi cardine della nostra democrazia, alla bellezza del mondo nel quale viviamo, alla solidità dei valori dei padri costituenti dell’Italia e dell’Europa nei quali crediamo oggi più fermamente, più ostinatamente.

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