L’opposizione in 4 parole: “Non nel mio giardino”

ControVerso
Il cantiere della TAV Torino-Lione di Saint-Martin-La-Porte in Francia, 27 agosto 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Da questi pregiudizi non si salva praticamente nessuna categoria di opere

Ieri ho assistito al dibattito che si è tenuto in occasione della presentazione del rapporto 2015/2016 del Nimby Forum. Iniziativa che censisce ogni anno la quantità e la tipologia di opposizioni territoriali alla realizzazione di opere pubbliche e private in vari settori.

NIMBY è acronimo inglese, che tradotto in italiano recita “non nel mio giardino”. Ossia “quell’opera si potrebbe pure realizzare ma non vicino a casa mia”. Naturalmente quel “vicino a casa mia” è inteso in senso molto lato. Nella mia Provincia, nella mia Regione, in Italia. Risultato: un sacco di investimenti, opere utili, occupazione aggiuntiva bloccati da opposizioni di vario genere.

Il rapporto dà conto di come le opposizioni di questo genere non diminuiscano, ma cambino via via obiettivo. La categoria più contestata di opere è oggi, pensate un po’, quella relativa alle fonti energetiche rinnovabili. Ho sempre pensato che, al contrario di quanto si crede, questo tipo di comportamento abbia le sue radici non in opinioni e interessi che si formano autonomamente, ma nelle idee messe in giro in spregio di ogni ragionevolezza da leader politici, religiosi, sindacali, da presunti intellettuali e che “la gente” non faccia altro che prenderli per buoni.

Da questi pregiudizi non si salva praticamente nessuna categoria di opere. In compenso un’altra associazione, che si poneva l’obiettivo di premiare le amministrazioni capaci di realizzare opere e infrastrutture utili, ha chiuso i battenti. Per una ragione molto semplice. Dopo qualche anno di attività era finito l’elenco delle cose da premiare. Gran brutto segno per il nostro Paese.

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