L’onda arrivata da Teheran

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An oil pump works at sunset Wednesday, Sept. 30, 2015, in the desert oil fields of Sakhir, Bahrain.  Consumer prices across the 19-country eurozone fell in September for the first time in half a year as energy prices tanked, official figures showed Wednesday, in a development that's likely to ratchet up pressure on the European Central Bank to give the region more stimulus. The 0.1 percent annual decline reported by Eurostat, the EU's statistics office, was widely anticipated following the recent drop in global oil prices. (ANSA/AP Photo/Hasan Jamali)

Il piano dell’Iran per aumentare l’export di petrolio èuna decisione attesa, eppure sgradita e temuta dai Paesi esportatori

L’annuncio di sabato sera sul rispetto dell’intesa sul nucleare del 14 luglio scorso “una pagina d’oro per l’Iran”, nelle parole del suo Presidente ne ha preparato anche un altro: un piano per aumentare l’export di petrolio. Decisione attesa, eppure sgradita e temuta dai Paesi esportatori, che già hanno subíto forti perdite. I listini delle borse del Golfo hanno così lasciato sul terreno, con Dubai, il 4,6%; il 7,2% con Qatar,il 4,2% con Abu Dhabi, il 5,4% con l’Arabia Saudita.Alla guerra del petrolio, che consolida il deficit in doppia cifra dei Paesi della regione, l’Iran affianca ora l’effetto domino sul business internazionale che la fine delle sanzioni gli regala: a cominciare dall’aerospazio che con Airbus, il gigante europeo con sede a Tolosa,ha raggiunto un’intesa per la vendita di 114 aerei di linea. Quasi in contemporanea Boeing si è vista sbloccare dal Segretario di Stato John Kerry la vendita all’Iran di jet di linea che, con quelli di Airbus,interpretano di fatto un duopolio di mercato che quota 90%.

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