L’omicidio di Sara, un dolore ancora più sordo

Cronaca
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Un delitto efferato che si ripara dietro l’amore malato

 

Ci sono sere in cui, non mi sento al sicuro. Capita mentre cammino verso casa, le luci basse del mio quartiere, e nessun rumore se non quello del traffico in lontananza. Sere in cui accelero il passo e frugo nella borsa in cerca delle chiavi, perché averle in mano, anche se manca ancora un po’ al mio portone, mi tranquillizza. Eppure, se dovessi stare alle statistiche, il rischio maggiore non lo corro in quelle sere lì, ma in altre. Accanto all’uomo che amo, vicino a lui, quando mi sembra di riposare in una zona franca dove i pensieri non passano.

È di oggi la confessione. A uccidere Sara Di Pietrantonio è stato il suo ex fidanzato, Vincenzo Paduano. La ricostruzione degli inquirenti lascia senza fiato. Lui la segue con la macchina, la raggiunge e dopo aver speronato l’auto di Sara la costringe a fermarsi. Vincenzo Paduano, ventisette anni, porta con sé una bottiglia di liquido infiammabile.

Quando entra in macchina della sua ex fidanzata, la apre e ne versa il contenuto dappertutto. Sui sedili e addosso a lei. Sara riesce a fuggire, scappa in strada invocando l’aiuto degli automobilisti che passano.

Dalle immagini delle videocamere di sorveglianza, che inquadrano il luogo del delitto, si vede che almeno due di loro si accorgono della ragazza, ma procedono oltre. Rintracciati e interrogati dalla polizia dichiareranno che non si sono resi conto del pericolo. Sara rimane sola e viene aggredita dal suo assassino. Il cadavere sarà ritrovato all’alba di domenica, non distante dai resti della sua auto. Sara è stata strangolata e bruciata.

Quasi tutti gli articoli che raccontano il fatto, parlano di un amore malato. Una relazione durata circa due anni, in cui i due si sono lasciati varie volte e poi ripresi. Dal di fuori, sembra una relazione qualunque. In cui, secondo il capo della Mobile, non si registrano maltrattamenti fisici, ma si ipotizzano comportamenti morbosi da parte di lui. Violenze psicologiche.

Per un attimo, mentre sfogliavo i giornali, ho immaginato uno scenario diverso. Vincenzo Paduano che si dispera per la fine di quell’amore. Che subisce, irrequieto, il senso dell’abbandono. E il martirio del rimpiazzo, perché Sara ha iniziato da poco a frequentarsi con un altro. Vincenzo che aspetta con ansia la fine del suo dolore. Un tempo che sarà lungo. Giorni segnati dalla nostalgia, dalla rabbia e dalla frustrazione.

Si soffre nell’esatta misura di quanto vale la perdita, scrive Julien Barnes nel romanzo in cui racconta il dolore per la morte di sua moglie – Livelli di vita. Si soffre la mancanza dell’altro, e la fatica di ricominciare da capo. Il pensiero costante di ciò che poteva essere, ma non è stato.

Chi non conosce il trauma della separazione? Tutti quanti impariamo a farci i conti da piccoli. All’inizio siamo fusi e confusi con la figura di nostra madre. Col tempo, capiamo in che modo distaccarci. Da grandi, quando incontriamo l’amore, avremo la tentazione di ripercorrere lo stesso schema. Ci innamoreremo, cullandoci nell’illusione di un due che si riduce a uno. Ma se saremo abbastanza saggi – o strutturati? – ci ripenseremo come un sé indipendente. Legato all’altro, certo, ma comunque autonomo. Per alcuni, quindi, ci sarà la perdita. E quasi sempre l’incapacità di accettarla. Nella geografia del dolore, partiremo dal via procedendo a piccoli passi verso la meta finale. Il giorno in cui il bruciore sfumerà in nostalgia, e la nostalgia in ricordo.

Questo in linea generale. Che è l’esatto opposto del caso specifico.
Secondo l’ultimo rapporto Eures, 152 donne fra le vittime di omicidio in Italia sono state uccise dai propri compagni. Donne che hanno perso la vita a causa di un amore malato. Termine così abusato da perdere di nitidezza, come quando si ripete una parola fino a svuotarla di senso. Eppure l’efferatezza con cui Sara è stata uccisa da Vincenzo Paduano non ha niente di sbiadito, anzi. È manifesta, e inammissibile.

Vincenzo non ha aspettato con ansia la fine del suo dolore. Ha agito nel peggiore dei modi. E ha condannato se stesso e gli altri, la famiglia e gli affetti di Sara, a un tormento inconsolabile. Si soffre nell’esatta misura di quanto vale la perdita, ha ragione Julien Barnes. Ma se la perdita si sarebbe potuta evitare si soffre un dolore più sordo.

 

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