L’occasione di Casa Italia

Terremoto
foto IPP/picture alliance
2015
nella foto un sismografo mentre registra un terremoto
WARNING AVAILABL EONLY FOR ITALIAN MARKET

Combattere con due drammi: la dura convivenza con il sisma e l’essere finiti imprudentemente nell’edilizia più scadente

Lo sappiamo, le più spietate catastrofi naturali da sempre accompagnano la nostra storia. Gli italiani hanno sempre dovuto ingaggiare un corpo a corpo con eventi immani, e probabilmente non esiste al mondo un paese come il nostro a così alta concentrazione di grandi rischi dove si intrecciano eventi del sottosuolo e di superficie.

E non esiste un altro paese industrializzato dove la regola è stata l’emergenza permanente e dove la potenza distruttiva dei pericoli naturali è stata moltiplicata dalla “mano dell’uomo” e dai suoi errori fatali, primo fra tutti la caparbietà con cui il territorio è stato occupato ed edificato come se vivessimo in un’Italia virtuale priva di rischi incombenti.

Perché alla fine, anche questo cuore scosso e spezzato dell’Italia più bella e più fragile, quella aggrappata ai rilievi dell’Appennino tra borghi e paesi incomparibili come Visso, Ussita, Castelsantangelo sul Nera, Preci e Camerino, racconta insieme due drammi: la dura convivenza con il sisma e l’essere finiti imprudentemente nell’edilizia più scadente, quella che ci ha messo in una posizione intermedia fra l’Afghanistan dove le scosse mietono decine di migliaia di vittime, e il Giappone o la California dove per scosse della stessa entità non muore quasi nessuno. Solo oggi finalmente si reagisce e si risale la corrente.

Il Governo volta pagina, e dall’inseguire le emergenze chiede a tutti di far tesoro degli errori di tutti e di passare alla prevenzione strutturale con il progetto “Casa Italia”. Non è più il tempo della rassegnazione nell’attesa passiva del prossimo evento. “Casa Italia”è un piano di opere di lunga durata, strutturato oltre i governi e oltre le beghe dei partiti. È in grado di mobilitare risorse complessive per 4-5 miliardi l’anno e fuori da qualsiasi assurdo vincolo di bilancio posto dalle burocrazie europee, e con incentivi fiscali e con i sisma bonus anche condominiali dovrà rafforzare, ricostruire o rottamare tanta edilizia fatiscente (almeno 6 milioni di edifici pubblici e privati sono ubicati in zone sismiche).

È la più importante opera pubblica italiana e avvierà un lavoro complesso e intergenerazionale, una grande corsa contro il tempo per ridurre vittime e danni in una larga parte del territorio nazionale. Ricostruire come dio comanda è il destino di noi italiani, arrivati sempre primi alle migliori soluzioni, dall’hitech all’ingegneria costruttiva, per l’edilizia sicura, sempre bravi ad esportarle in mezzo mondo molto meno ad applicarle in casa nostra. Per la prima volta nella nostra storia nazionale assumiamo i concetti della massima sicurezza possibile e del massimo rischio accettabile, e iniziamo a fare quello che predicano da sempre sismologi e geologi.

Come dimostrano le ricostruzioni positive dopo i terremoti in Friuli, in Umbria e nelle Marche, in Emilia Romagna o in Toscana, questa è una impresa assolutamente alla nostra portata. E si parte perché siamo già partiti per prevenire e contrastare il dissesto idrogeologico e questa esperienza sta dimostrando che è possibile riorganizzare una filiera di responsabilità nello Stato, è possibile dotarsi di un piano nazionale di opere, di un piano finanziario, di sistemi di controlli e di monitoraggio e aprire cantieri che salvano vite umane.

Dal Medioevo a oggi sono stati 4.800 i terremoti censiti, e dal 1860 i 43 più importanti hanno lasciato sotto le macerie circa 170.000 morti. Un’altra ecatombe la dobbiamo all’altra piaga nazionale del dissesto con due terzi delle frane europee censite, circa 570mila, italiane, e negli ultimi 70 anni 4.419 località colpite con 5.700 morti. Anche l’economia catastrofica da sempre colpisce le finanze sia dello Stato che di milioni di famiglie e di migliaia di aziende. La valutazione biecamente monetaria basata sulla stima dei danni sismici e da frane e inondazioni porta all’accumulo di una cifra attendibile che supera i 6 miliardi in media l’anno dal dopoguerra.

A tanti nostri governi sarebbe bastato un semplice calcolo per invertire la rotta evitando tragedie ed esborsi finanziari perenni e fuori controllo per il rattoppo continuo senza mai definire una strategia di prevenzione e rimanendo sempre in balia dei pericoli. Ecco perché si volta pagina. E se siamo diventati maestri mondiali nei soccorsi con la migliore protezione civile e il miglior volontariato del pianeta, possiamo farcela anche nella prevenzione.

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