Lo stile vincente di Landini, lavoratore tra i lavoratori

Comunicazione politica
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Un estratto del Libro “Che fai…li cacci?” in cui l’autore si confronta col filosofo-blogger Scognamiglio sullo stile comunicativo di Maurizio Landini

Lo stile del leader della Fiom Maurizio Landini è invece vincente, secondo Carlo Scognamiglio, «perché non si gioca esclusivamente sul linguaggio verbale, bensì 77 su quello analogico, che viene messo in circolo non soltanto nelle frequenti apparizioni televisive, ma è ben integrato con un’adeguata presenza in Rete. La maglia della salute che spunta sotto la camicia, la postura solida e mai salottiera, gesti energici e tono della voce carico di emotività, ritmo rapido nell’argomentare e una giusta quantità di animosità nel discorso, che evita il ragionamento affettato ma non degenera in rancore. Tutti elementi che definiscono un quadro univoco. Landini si propone simbolicamente come un lavoratore tra i lavoratori, ma più preparato e soprattutto estremamente sicuro di quel che dice, che non teme l’autorità ma che non pare aspirare a sostituirla». La sua battaglia interna alla Cgil ne travalica i confini. La sua modalità d’azione non va mai in netta collisione con la maggioranza del sindacato, ma cerca di costituire quella che i sociologi definiscono massa critica. «Landini prova a incarnare ciò che la Cgil dovrebbe essere per i propri iscritti, e che invece non è più, per eccessiva burocratizzazione o per un difetto di visione politica complessiva. Ecco che l’emotività del segretario della Fiom va a restituire un’anima al sindacato, e prova a rimetterlo in movimento. La sua operazione non cerca la scissione, ma il superamento. Per certi versi la sua è una rottamazione alternativa a quella renziana, poiché si misura con un leaderismo che mostra di schernirsi della sua stessa capacità di impatto. Si tratta di un fenomeno comunicativamente molto interessante. Il leader che si bea del proprio fascino è molto meno efficace del capopopolo fotografato in una metropolitana affollata o al corteo con i colleghi di lavoro». Tra gli aspetti più rilevanti del lessico di Landini, che recupera alcune tipiche espressioni no- 78 vecentesche abbandonate dalla politica contemporanea (ma ancora cariche di suggestione e pregnanza), come sfruttamento o diritti dei lavoratori, c’è una riproposizione dell’asse linguistico dell’unione-disunione. Si legga con attenzione il post pubblicato su Facebook il 6 giugno 2015: «La Coalizione Sociale ha l’obiettivo di riunificare e ricostruire i diritti di cittadinanza delle donne e degli uomini nel lavoro e nella vita, di ricucire lo strappo che si è creato nel tessuto sociale e quindi di rafforzare la democrazia. Non lasciare nessuno da solo è la prima ragione che ci porta a intraprendere questo percorso per cambiare il paese e l’Europa, formulare proposte e batterci per un’alternativa concreta alle divisioni e alle solitudini in cui ogni persona rischia di essere abbandonata». Una scelta efficace. «È un terreno lasciato sguarnito dagli altri attori politici e Landini riesce credibilmente a occuparlo. La sua Coalizione Sociale è sostanzialmente questo: in una società frammentata e singolarizzata, non solo dalle politiche economiche ma anche dall’innovazione tecnologica, Landini individua un antico ma rinnovato bisogno collettivo su cui fare leva, quello di coesione e di unità, di solidarietà reale e non virtuale. In questa fase, la sua scommessa sarà vincente, poi bisognerà capire quanto riuscirà a sostanziare la proposta».

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