Lo sguardo di Pio La Torre, patrimonio dei siciliani che non si arrendono

Legalità
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Il 30 aprile di trentquattro anni fa la sua morte violenta, insieme all’uomo della scorta Rosario Di Salvo, ha lasciato pagine incomplete che purtroppo in tanti hanno cercato di imbrattare

Chi ha incrociato lo sguardo di Pio La Torre ne conserva un ricordo indelebile. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo non è rimasto indifferente. Parlo di quell’indifferenza che paralizza. Traduce tutto in rassegnazione, specialmente in una terra come la Sicilia. Pio è stato capace di scrivere pagine di storia e di dignità in una regione che ancora oggi si barcamena tra la genialità e l’abbandono, tra una bellezza stupefacente e un’atavica malinconia.

Il 30 aprile di trentquattro anni fa la sua morte violenta, insieme all’uomo della scorta Rosario Di Salvo, ha lasciato pagine incomplete che purtroppo in tanti hanno cercato di imbrattare, scopiazzando in modo rozzo sull’onda di un’antimafia parolaia.

Lui, Pio, era un’altra storia. Fatta di una pratica quotidiana e coerente, di azioni e atti concreti, forte di una credibilità indiscussa.

Lui, Pio, era e rimane un patrimonio di quella gran parte di siciliani che non si arrendono.

Lui, Pio, come tutti i grandi leader sapeva guardare avanti. Interpretava il presente immaginando il futuro.

A cominciare dagli inizi della sua attività politica, la lotta a fianco dei contadini, al suo impegno per fare dell’agricoltura un’opportunità fuori da logiche di sfruttamento baronali e mafiose. Al Mediterraneo, alla sua intuizione che da culla della civiltà potesse trasformarsi in luogo di conflitti e di morte. Alle sue battaglie contro la speculazione edilizia che metteva a rischio la bellezza di una terra ricca di storia e di panorami mozzafiato.

Lui, Pio, e quel disegno di legge che prevedeva per la prima volta il reato di “Associazione mafiosa” e la confisca dei patrimoni ai mafiosi. Una rivoluzione. Una rivoluzione che colpiva nel segno; una modalità innovativa ed efficace. Altro che convegni, tavole rotonde e milioni di parole per dire che la mafia fa schifo.

Lui, Pio, ha segnato la lotta alla criminalità organizzata per sempre. E la vendetta è arrivata feroce, in un vicolo stretto. È arrivata con il frastuono di colpi da sparo. Colpito Pio La Torre, colpito lo Stato. Colpite le centomila persone che il 2 maggio parteciparono al suo funerale. Ed Enrico Berlinguer, nel discorso in quell’occasione disse: «Hanno capito che egli non era uomo da limitarsi a discorsi, analisi, denunce di una situazione, ma era un uomo che faceva sul serio alla testa di un grande partito di lavoratori e popolo. Era capace di suscitare grandi movimenti, di stabilire ampie alleanze con forze e uomini sani, democratici di altre tendenze; di prendere iniziative che colpivano nel segno».

Chi ha incrociato lo sguardo Pio La Torre ne conserva un ricordo indelebile e non è rimasto indifferente. Ed io ho ancora presente quegli occhi di “uomo forte”: avevo sette anni e miei genitori mi portarono con loro a Comiso, a manifestare per la pace, contro i missili.

Avevo gli occhi lucidi di una felicità di cui non conoscevo la ragione. Avevo l’incoscienza degli anni, ma la certezza che lui, Pio, fosse un grande uomo.

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