Lo scoop del fatto su papà Renzi? A Roma si dice che le chiacchiere stanno a zero

Il Fattone
Il padre del premier Matteo Renzi, Tiziano, passeggia vicino alla Galleria Colonna a Roma 23 Dicembre 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Come al solito, si spacciano ipotesi per verità

Per comprendere l’inconsistenza delle accuse a Tiziano Renzi, da ieri indagato per “traffico di influenze illecite” dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta Consip-Romeo, è sufficiente leggere il Fatto. Non è una battuta, ma una constatazione e un consiglio.

Naturalmente, non dovete farvi sviare dai titoli: il Direttore di Bronzo uno ne pensa e cento ne fa, e nessuno più di lui è in grado di azionare la macchina del fango. “ ‘30mila euro al mese a T.’ Indagato anche babbo Renzi”, titola il Fatto: ma è una mezza verità, e le mezze verità sono quasi sempre bugie intere.

“30mila euro al mese” non è infatti, come un qualunque lettore potrebbe intendere, un dato di fatto o una notizia o una prova, ma una semplice, fragile ipotesi investigativa.

E qui torna utile leggere il Fatto: “L’elemento più impressionante e originale dell’indagine – scrivono i sempre puntuali Marco Lillo e Davide Vecchi – è il ‘pizzino’ trovato nella spazzatura sul quale sarebbero scritte di pugno di Romeo – secondo gli investigatori – proprio le iniziali di Tiziano e di Russo [un imprenditore vicino ad Alfredo Romeo e amico di Tiziano Renzi] accanto ai pagamenti mensili da effettuare. […] Romeo prima dice a Russo la cifra da dare a un soggetto, poi scrive una o più lettere sul foglio. Quel ’30 al mese a…’ secondo gli inquirenti si riferisce a Tiziano Renzi, che sarebbe rappresentato dalla ‘T.’ vergata in silenzio sul foglio”.

Siamo dunque all’ipotesi di un’ipotesi: forse Romeo scriveva sui suoi pizzini chi e come corrompere, forse ha scritto anche una “T.”, forse quella “T.” indica “Tiziano” (e perché non Travaglio?).

E i fatti? Proseguiamo l’illuminante lettura del Fatto: “Secondo alcune testimonianze, da verificare, un incontro con Romeo, Russo e Tiziano ci sarebbe poi stato”. Forse, non lo sappiamo noi e non lo sa neppure la Procura.

E poi: “Secondo la lettura degli inquirenti Romeo avrebbe offerto soldi ‘vestiti’ da consulenze per Russo ma anche per Tiziano Renzi, che però non è presente ai colloqui. Inoltre – precisano Lillo e Vecchi – va detto che i pagamenti ipotizzati per Tiziano non si sono poi verificati. Millanterie di Russo? Gli inquirenti hanno capito male?”.

Insomma, le chiacchiere, come si dice a Roma, stanno a zero: e ringraziamo il Fatto per avercelo spiegato in modo così chiaro.

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