L’Italicum? È all’Italia che parla, non al Pd

Riforme
Deputati entrano in aula durante il seguito della discussione del disegno di legge di riforma della RAI e del servizio pubblico a Montecitorio,Roma,20 ottobre 2015.       ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI,

L’Italicum è una legge fatta non per favorire il Pd ma per favorire il sistema politico italiano. Per garantire all’Italia governabilità

Pochi dubbi sul fatto che il governo Renzi stia vivendo il momento più difficile da quando è in carica, e per molteplici ragioni che sono state sviscerate anche su questo giornale. Di certo, lo scandalo-petroli, con le dimissioni di Federica Guidi e le successive polemiche sul “governo amico delle lobby”, l’attacco forte del M5S e di giornali e talk sensibili alla propaganda grillina, l’ulteriore innalzarsi della polemica interna (si era visto un esponente importante come Cuperlo dare dell’”insufficiente” e dell’”arrogante” al suo segretario?), la polemica di Emiliano o di Bersani sul referendum, sono tutti elementi che non hanno certo giocato a favore del segretario-premier.

In questo quadro, la destra va riorganizzandosi (Milano) e i grillini intasano i social di contumelie contro chiunque non la pensi come loro: e insomma da più parti si sente salire l’eccitazione per un possibile colpo al governo. In questa fase nuova della lotta politica, il governo tiene botta sul fronte dell’economia, ma costretto dai fatti a correggere le stime di crescita, e prova a rilanciare sul terreno dell’innovazione – banda larga, Bagnoli, turismo – e delle riforme istituzionali (l’intervento di ieri di Renzi alla camera non è stato davvero formale né casuale). Se le ore peggiori siano alle spalle, lo si vedrà presto.

Come al solito questa situazione tornata in movimento stuzzica la fantasia dei commentatori, impegnati chi più chi meno a indovinare quale sarà la buccia di banana per il premier, quale sia stato il suo errore fatale, il tutto con quell’immancabile sottinteso dell’ “io l’avevo detto” tipica del giornalismo politico italiano, a cominciare da quello che fino a un minuto prima delle difficoltà era ossequiante e prono. Stefano Folli, che invece appartiene alla schiera degli osservatori non banali, ha sostenuto su Repubblica che l’errore forse esiziale di Renzi, sia stato l’Italicum, una legge, a suo parere, concepita per favorire e cristallizzare il primato del Pd ma che – sondaggi alla mano – spedirebbe l’antagonista Di Maio a palazzo Chigi invece del leader del Pd. Quale eterogenesi dei fini! Vengono in mente le parole usate tanto tempo fa da Aldo Tortorella contro Massimo D’Alema: “È rimasto vittima delle sue macchinazioni”.

Ma la verità è un pochino più semplice, forse troppo semplice per gli arzigogolati machiavellismi dei nostri osservatori: l’Italicum è una legge fatta non per favorire il Pd ma per favorire il sistema politico italiano. Per garantire all’Italia governabilità (chi vince governa) e chiudere con l’epoca delle ammucchiate e dei trasformismi. Per consentire a chi vince di attuare (o meno, lo decidono poi gli elettori) il proprio programma in cinque anni. Folli sa bene che il Porcellum fu concepito per impedire il governo del Paese da parte di chi – la destra – sentiva mancare il consenso necessario intorno a sé; l’Italicum al contrario serve a chi vince le elezioni, a chiunque le vinca.

Scrive Folli: “A questo punto correggere la legge finora mai applicata diventa una priorità”. Correggere? Purché a nessuno venga in mente di introdurre dosi massicce di proporzionale, principale causa del non-governo. Il problema, come al solito, è politico: se questo è un momento favorevole alle opposizione, non è con una legge elettorale “favorevole” che si risolve la questione. Ma con la politica. Possibilmente, non con ritorni indietro.

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