L’italia sempre in fondo. Colpa delle classifiche surreali

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Consiglierei all’Istat di mettere su un piccolo team che faccia le pulci a tutte queste classifiche e difenda in maniera forte la nostra reputazione

Avete presente tutte quelle belle, anzi brutte, classifiche in cui l’Italia è regolarmente classificata dalla cinquantesima posizione in giù per quanto riguarda il suo posizionamento in vari indici di performance economica o di efficienza delle sue strutture pubbliche? Servono molto ad alimentare i sentimenti di autocommiserazione nazionale, i gufi li chiamerebbe Renzi, e ad abbassare drasticamente quel poco di autostima che possediamo. Solo che bisognerebbe guardarci dentro bene.

Prendiamo per esempio quella realizzata dal World Economic Forum, quello che si riunisce una volta all’anno a Davos, riunendo un bel numero di grandi capitani d’industria. Secondo la classifica da loro compilata l’Italia sarebbe solo al 43esimo posto nella classifica generale. Ma se guardiamo quali sono i settori esaminati, che poi compongono la classifica, lo ha fatto il Professor Marco Fortis, scopriamo che nelle istituzioni politiche l’Italia è al posto 106, mentre lo Zambia è al posto 46.

Per quanto concerne il contesto macroeconomico siamo 111 e il Nepal 37. Nella efficienza del mercato dei beni Italia 71, Rwanda 44. E via dicendo. Siccome questi indici, evidentemente completamente sballati, sono però strumento di battaglia economica e contribuisco a formare la percezione internazionale del nostro Paese, consiglierei all’Istat di mettere su un piccolo team che faccia le pulci a tutte queste classifiche e difenda in maniera forte la nostra reputazione. Ci sarebbe da divertirsi, credo.

I problemi certo non ci mancano, ma esagerarli e considerarci sempre in fondo alla classifica sopravvalutando le virtù degli altri non mi pare corrispondente allo stato reale del Paese.

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