L’Italia ha bisogno di opere utili

Infrastrutture
Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio a Napoli per un convegno dell'Ance, 19 giugno 2015.
ANSA/ CIRO FUSCO

Le priorità del ministro, a partire dalla riforma delle regole e delle “cose”

La Festa nazionale dell’Unità a Livorno, dedicata ai trasporti, i porti e le infrastrutture, alla quale parteciperò questa sera, è occasione di approfondimento di temi che riguardano la vita dei cittadini, la mobilità. Forse uno dei temi più sensibili. Ciascuno di noi ogni giorno, con mezzi pubblici o privati, si sposta per motivi di lavoro, di svago, per qualsiasi esigenza di vita.

I fatti recenti – evidenziati dal tema degli scioperi – ci dimostrano quanto bisogno ci sia di un trasporto e di infrastrutture che funzionino e che rispondano al meglio al diritto alla mobilità.

Il nostro Paese ha infatti bisogno di riforme a tutto tondo in questo campo. Riforme delle regole e delle “cose”, che rivedano in modo moderno il nostro modo di spostare persone e merci in un grande molo allungato nel mare, con 8mila chilometri di coste, quale è l’Italia.

Livorno è l’occasione per approfondire un tema caldo, che è il Piano strategico nazionale della portualità e della logistica, secondo cui il Sistema Mare deve diventare un asse portante dell’Italia; in secondo luogo, occorre una visione nazionale del trasporto e delle opere pubbliche per disegnare una rete integrata ed intermodale, connessa e funzionante, fatta di opere utili, prima che “grandi” e “piccole”. Due cure forti, come ho spesso sostenuto, dobbiamo somministrare: la cura dell’acqua, cioè del Sistema Mare, e la cura del ferro, cioè più treni sia sulla lunga percorrenza sia nelle città.

Porti e logistica
Il Piano strategico nazionale della Portualità e della Logistica parte dalla constatazione che il sistema logistico, di cui i porti sono un nodo essenziale, non è efficace e manca di collegamenti logici tra città metropolitane, distretti industriali, interporti, ferrovie e porti. Va dunque innestato un circolo virtuoso. Lavorare per il rilancio della competitività del sistema portuale e logistico italiano significa non tanto occuparsi di un segmento infrastrutture e trasporti, bensì contribuire in maniera decisiva alla ripresa economica del Paese, dentro un contesto di Economia del Mare.

Lo dicono i numeri: sono oltre 16mila le imprese dei cluster logistico e portuale operanti in Italia, danno lavoro a circa un milione di addetti, ed il settore nel suo complesso rappresenta il 16,5% del PIL nazionale. 220 miliardi di euro è il valore dell’interscambio commerciale marittimo dell’Italia e per le nostre imprese ci sono dai 50 ai 60 miliardi persi ogni anno in inefficienza della catena logistica.

L’Italia può essere centrale nel trasporto marittimo internazionale. Per questo abbiamo previsto una strategia nazionale, con un coordinamento centrale per gli investimenti e una funzione rafforzata delle Autorità portuali, prevedendo una sinergia tra i sistemi che sono a pochi chilometri di distanza, rinunciando a particolarismi portuali che ci farebbero perdere la sfida con le grandi potenze che avanzano dall’Oriente, come la Cina, e con offerte vicine, come il Bosforo. E abbiamo poco tempo, per cambiare.

Opere utili
L’enfasi che abbiamo messo sulla possibilità di realizzare le infrastrutture tempi certi, con regole certe, senza sprechi di denaro pubblico e senza infiltrazioni della corruzione non è solo una questione di efficienza, ma anche per dare corpo ad una democrazia decidente di cui si possa avere fiducia.

Il Paese non ha bisogno né di grandi né di piccole opere, ha bisogno di opere utili.

Le regole
Il Paese ha bisogno di procedure revisionate e semplificate e di ridurre le procedure speciali a casi isolatissimi. Per questo abbiamo ridotto moltissimo l’elenco delle opere della Legge Obiettivo da portare avanti alle sole opere di portata nazionale. Nella maggior parte dei casi occorre restituire efficacia all’ordinaria amministrazione. Fare un’opera utile non può essere una cosa speciale, ma ordinaria.

Quindi opere giuste, decise su una serie di indicatori oggettivi, di traffico, di utilità ai sistemi, con un confronto con le amministrazioni e le popolazioni interessate, e non sulla base delle pressioni dei territori.

Il Senato ha compiuto un ottimo lavoro con il codice degli appalti, per garantire efficacia, trasparenza e legalità, alle opere pubbliche. Sarà un grande risultato l’approvazione definitiva di questa legge.

La cura del ferro: indubbiamente va rafforzato nel nostro Paese il trasporto su ferro. Dopo la rivoluzione dell’alta Velocità che deve continuare e ora diffondersi ad un Sud, che sconta purtroppo gravi carenze infrastrutturali, le merci debbono viaggiare di più su ferro, su ferro deve viaggiare di più il trasporto urbano, va migliorato il trasporto su ferro per i pendolari. Con Rfi ci sono importanti investimenti in questa direzione.

Cura del ferro, quindi, perché di strade ne abbiamo già fatte tante negli anni passati e faremo solo le necessarie Ora le strade si meritano un buon lavoro di manutenzione e di completamento dei cantieri. Il contratto con Anas va in questo senso passando da zero a 500 milioni per la manutenzione straordinaria. La cura dell’esistente è la ricetta migliore per risolvere i problemi della rete.

Quanto al Trasporto pubblico locale è sicuramente in crisi e va rifondato ponendo al centro il cittadino utente. Sul tema degli scioperi siamo ansiosi di poter vedere il parlamento e i sindacati riflettere su proposte che evitino i disagi insopportabili di questi giorni. Ma il Tpl ha bisogno di un impulso ad aggregazioni e gare per migliorare la qualità del servizio. Non possiamo avere passeggeri di serie A e di serie B.

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