L’Italia e il summit G20

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Più partecipo a incontri internazionali, più mi rendo conto che l’Italia è molto forte, molto più forte di come viene raccontata

Hangzhou è una città, bellissima, ha una lunga tradizione di rapporto con l’Italia: ha accolto Marco Polo, i gesuiti guidati da Matteo Ricci e – in tempi più recenti – investimenti significativi a cominciare da quello della Ferrero.

La missione per il G20 è stata anche l’occasione per riflettere sul rapporto con il governo cinese. Abbiamo avuto un incontro bilaterale con il Presidente Xi Jinping, con la comunità di italiani di Shangai, con una delegazione significativa di imprenditori cinesi, con gli studenti dell’università di Tongij tenendo fede alla consuetudine di incontrare in questi viaggi i giovani universitari: l’Italia è una superpotenza della bellezza e dell’educazione e crede alla diplomazia culturale. Abbiamo visitato il quartier generale di AliBaba, il colosso cinese dell’ecommerce.

Con Jack Ma, fondatore di questa incredibile azienda, abbiamo lavorato in passato e adesso abbiamo raccolto i primi frutti, segnatamente sul vino italiano. Se penso alle occasioni che abbiamo sprecato in passato nella valorizzazione dei prodotti agroalimentari italiani mi viene da piangere. Ma è sufficiente pensare alle potenzialità che abbiamo ancora davanti a noi per far tornare il sorriso.

Siamo a quasi 37 miliardi di export agroalimentare, possiamo fare ancora me glio. Del resto tutta la storia di Jack Ma dimostra che nel tempo dell’innovazione ogni sfida può essere vinta e che l’Italia ha molto da guadagnare dalla digitalizzazione e dal cambiamento del modello economico tradizionale. Bisogna crederci, però. E bisogna lavorare insieme, facendo sistema, tutti. Più partecipo a incontri internazionali, più mi rendo conto che l’Italia è molto forte, molto più forte di come viene raccontata. Rispetto ai temi del G20 l’Italia ha insistito molto sulla necessità di coniugare crescita e giustizia sociale. Di investire contro la paura. Di non intestardirsi sulle architetture finanziarie senza coinvolgere i cittadini. E sul bisogno di lavorare come G20 in una modalità diversa dal passato, più capace di coinvolgere la classe media. Abbiamo viste riconosciute come positive molte nostre esperienze, dalle riforme al JobsAct all’Autorità Nazionale Anticorruzione. Ma solo i prossimi mesi ci diranno se quello di Hangzhou è stato davvero un G20 di svolta. Lavoreremo con determinazione in questa direzione.

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