L’Italia di cui essere orgogliosi, l’Italia che ha voglia di futuro

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Italian premier during his visit  at ESO Observatory in Cerro Paranal, Chile, 24 October 2015.
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Diario di bordo. Il racconto della prima tappa della visita di Matteo Renzi in America Latina. Si parte dal Cile

Tappa numero uno nel Cile di Michelle Bachelet con cui abbiamo discusso a lungo dei principali dossier su Europa, Sudamerica, crisi delle materie prime, battaglie in sede ONU per le donne e abbiamo siglato accordi significativi a partire da quelli sulla doppia imposizione fiscale, sull’agenda energetica, sulla presenza di Banca Prossima in Cile. Quella di Banca Prossima è un’esperienza interessante, ne riparleremo.

Confesso, però, che entrando nel palazzo presidenziale, la Moneda, e soprattutto poi al Museo dei diritti umani mi sono emozionato pensando alla storia di questo popolo e alla grande forza di chi ha lottato contro la dittatura. Chi mi ha guidato passo dopo passo dentro il Museo aveva vissuto sulla propria pelle o su quella della propria famiglia quelle torture: non mi stava raccontando una storia, mi stava raccontando la sua vita. Come ha fatto Camilo Parada, figlio di una delle vittime del regime, come ha fatto Marcia Scantlebury. Diceva il grande Pablo Neruda: chi sono quelli che soffrono? Non importa chi sono, sono i miei

La nostra generazione di leader europei ha vissuto nella pace e nella tranquillità e per questo ha una responsabilità ancora più grande, non solo per tramandare la memoria, ma anche per non sporcare la politica che altrimenti diventa facile preda di populismi e spinte autoritarie.
Occorre, però, avere l’intelligenza di vincere la sfida della dignità della politica, usando gli strumenti del nostro tempo.

Il regime crolla in Cile grazie al referendum che il fronte del no vince, utilizzando innovative tecniche di comunicazione.

Mi è tornato alla mente il film No, i giorni dell’arcobaleno (un film che è obbligatorio per chi vuole ricostruire una storia, ma anche il complicato rapporto tra ideali e campagne elettorali) e sono stato molto felice di salutare lo scrittore dal cui lavoro è tratto il film, Antonio Skarmeta.

È la cultura, prima ancora che il business, a fare da filo conduttore della nostra missione. Ecco perché – come ormai tradizione – ho visitato le università, a cominciare da quella del Cile dove ho tenuto una lectio e l’università cattolica dove ho visitato l’Angelini center for innovation in compagnia tra l’altro dell’architetto Alejandro Aravena.

Alejandro – che sarà, tra l’altro, il curatore della prossima Biennale di Venezia – ha più volte evidenziato il ruolo della città come “scorciatoia per l’uguaglianza”. Lo riprenderemo in Colombia, ma già da adesso dico che questo per me – da sindaco prima ancora che da premier – dovrebbe essere il ruolo dell’architettura e dell’urbanistica.

La bella comunità italiana in Cile, variegata e sparsa in un Paese lungo oltre quattromila chilometri, ci ha accolti in ambasciata insieme alle principali aziende italiane presenti. Da Astaldi impegnata in aeroporto, ospedali, miniere fino a Atlantia (il gruppo Autostrade per l’Italia) che gestisce alcune delle arterie principali del Paese con una tecnica totalmente informatizzata e guidata dalla tecnologia. Al punto che il pedaggio non solo si paga per via telematica, ma addirittura le tariffe cambiano a seconda dell’ora di punta o meno.

E ancora, Enel, una realtà importante e strategica in America Latina, leader delle rinnovabili in questa parte di mondo. Abbiamo inaugurato il primo impianto geotermico di tutta l’America Latina assieme al parco eolico di Taltal, impianti fotovoltaici e un impianto ibrido.

Considero Enel un valore del paese. In particolare sul fronte dell’innovazione, delle rinnovabili, ma anche sul progetto del contatore elettronico e sulla sfida della banda larga, la rete infrastrutturale decisiva per il futuro del Paese.

C’è un’Italia di cui essere orgogliosi, insomma. E non è l’Italietta delle polemiche di parte della politica o della comunicazione, vecchia e nuova. E l’Italia che è rispettata per il carico di civiltà che rappresenta e per la voglia di futuro che esprime.

Vedendo a Paranal – la capitale dell’astronomia mondiale – i telescopi migliori del mondo che si immergono nell’abisso dell’universo dal cielo limpido del Cile e pensando alla dedizione con cui mani e cervelli, spesso in maggioranza italiani, li hanno voluti costruiti e usati (e usano ancora oggi, fortunatamente: ho cenato ieri con alcuni giovani ricercatori per sentire le loro storie e le loro proposte), penso a quanto grande sia il nostro Paese. E quanto possiamo e dobbiamo fare per restituire agli italiani non tanto qualità – che già è presente in abbondanza – ma fiducia e consapevolezza.

Prossima tappa, il Perù.

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