L’Itaca di Valentina e le altre

Cronaca
gallo

Quei visi così belli delle sette ragazze italiane morte in Spagna

Tutte belle. La bellezza dei vent’anni, certo, la bellezza di questa generazione, la generazione che cerca di farsi strada fra le macerie della crisi e della stessa democrazia, la bellezza di queste ragazze post-emancipazione, le ragazze what’s app-messaggini-selfie, la bellezza dei giovani europei di Shengen e Erasmus.

Tutte belle, Valentina, Elena, Francesca, Serena, Lucrezia, Elisa e Elisa, belle come le giornate che stavano trascorrendo in viaggio nella bella Spagna (la gita Erasmus!), belle come le speranze che avevano, gli amori che coltivavano.

Tutte belle, prima che di sopra il cielo crollasse in una mattina appena illuminata dal sole di Catalogna. Tutte belle, come le nostre figlie o sorelle o amiche, quando partono per un viaggio oppure quando le ricordiamo soltanto.

Ragazze italiane, e europee: giravano la Spagna ma sarebbe potuta essere la Sicilia, o la Scozia. Già, l’Europa, la nostra Europa che qualcuno vorrebbe mandare al macero in cambio di anacronistici muri e odii nuovi. E invece no. L’Europa non può morire. L’Europa è stata il desiderio, la meta, l’Itaca di Valentina e le altre, con quegli occhi che colpiscono al cuore più del solito proprio perché sono così “felici”: e qui, a tutti noi, resta la somma ingiustizia per il fatto che non sorrideranno più, quei visi così belli.

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