L’isola dell’Europa

Europa
Il premier Matteo Renzi ha portato un mazzo di fiori sulla tomba di Altiero Spinelli, a 30 anni dalla morte. Politico e autore del Manifesto di Ventotene, Spinelli fu confinato sull'isola dal regime fascista, Roma, 30 gennaio 2016. ANSA/ UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI 

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Il testo integrale del discorso di Matteo Renzi a Ventotene. “Spinelli gettò il seme del sogno continentale nel momento più difficile. Così facciamo noi chiedendo un’Unione che non abbia muri e confini”

C’è un momento, quando sei in difficoltà, quando c’è qualcosa che sembra andare storto, che nella vita di tutti i giorni senti la necessità di tornare in un luogo protetto, e tornare a casa ti sembra l’atto più bello, più naturale. Ma anche trovare rifugio a casa è l’atteggiamento tipico di chi sta vivendo momenti di difficoltà. Con questo spirito, in un momento di difficoltà per l’Europa, abbiamo scelto di tornare al luogo dove tutto è iniziato. Fuori da qui, lontano da qui, la guerra si consumava con situazioni che sembravano incomprensibili e inimmaginnabili, uno scontro che soltanto pochi chiamavano guerra fratricida europea. Eppure qui, in questo luogo, alcuni visionari con la forza incontenibile e inenarrabile del sogno ebbero il coraggio, la passione, l’idealità, la straordinaria forza di immaginare l’Europa luogo della pace. Può sembrare strano che da questa piccola isola sia nato il seme di ciò che oggi è la più grande vittoria politica del ventesimo secolo: 70 anni di pace fra popoli che si erano combattuti in modo costante e ciclico.

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Sembra strano che questa sia la culla di quel disegno. Però è così. E noi italiani non ne siamo stati sufficientemente grati: se è vero come è vero se, accanto lo straordinario lavoro delle comunità locali e delle istituzioni, ancora oggi quel carcere borbonico che poi ha visto la presenza dei padri della patria è in condizioni davvero indicibili e inaccettabili.

Dobbiamo dunque ripartire da qui. E ripartire su due fronti: uno interno, per l’Italia, e uno esterno, per l’Europa. Siamo stati accolti dal grido: Schengen, Schengen. Da qui, da Ventotene vogliamo dire con molta forza, decisione, tenacia e coraggio, che chi vuole distruggere Schengen vuole distruggere l’Europa, e noi italiani non glielo permetteremo.

Ma lo vogliamo dire innanzi tutto sapendo che questo luogo è il simbolo della loro miopia: nessuna isola può contenere la voglia di libertà di visionari statisti cittadini, nessun carcere può contenere il sogno di chi con le proprie idee ha saputo scrivere un manifesto, certo, ma quell’intuizione ha poi saputo scrivere la storia. E quindi nessun muro può contenere la voglia di libertà che è l’elemento costitutivo ed identitario dell’Europa.

L’Europa è nata perché i muri crollassero, non perché fossero costruiti. E in questa pagina difficile del dibattito europeo l’Italia farà sentire la propria voce perché il domani dell’Europa non sia lasciata solo ad un grigio e distratto dibattito tecnico sui dettagli e sui vincoli, ma torni ad essere quello che fu per Spinelli, per Rossi: un grande sogno la cui forza è capace di smuovere anche le frontiere di un confino, i muri di un carcere. Ieri per puro caso abbiamo accolto il giuramento di sette nuove persone che fanno parte del governo. Successivamente ho aperto loro la sala del Consiglio dei ministri, dove c’è la copia della carta costituzionale, quella originale firmata dal presidente del Consiglio di allora, dal Guardasigilli, dal capo dello Stato provvisorio e da Umberto Terracini, che qui aveva vissuto gli anni del confino e del carcere, e che oggi entrando all’isola di Santo Stefano abbiamo ricordato insieme a chi è stato presidente della Repubblica, come Sandro Pertini e a tutti quei padri della patria che a Santo Stefano e Ventotene hanno trascorso anni di privazioni della libertà ma che hanno trovato qui le ragioni costitutive del proprio impegno e della propria voglia di resistenza. E allora questa riflessione non vale solo per Schengen e per l’Europa, ma vale anche per l’Italia.

Che senso ha la memoria di un popolo, la capacità di ricordare ciò che siamo stati, se poi non affidiamo alle nuove generazioni il testimone di quella speranza? Un Paese non è un insieme di codici fiscali o di burocrazia. E’ una comunità di anime dove la forza della memoria non bisogno di essere ricordata solo nei convegni, ma ha bisogno di luoghi simbolici, ed è con questo spirito che abbiamo deciso di onorare con un progetto di lungo termine la memoria di Ventotene e Santo Stefano. E vogliamo cogliere l’occasione del centenario della nascita di Spinelli – mi sono recato sulla tomba di Spinelli per deporre mazzo di fiori – il 31 Agosto 2017 da qui a quel giorno vorremmo non soltanto fare un recupero architettonico, per il quale stanzieremo risorse fino a 80 milioni con le delibere del Cipe – ma vorremmo fare progetto culturale ed identitario. Come immaginiamo Santo Stefano? Una foresteria per giovani europei e del mediterraneo, nuova grande frontiera dell’impegno continentale dove si possa approfondire in collaborazione con le più grandi istituzioni universitarie e europee, a cominciare dall’Istituto universitario europeo che ha sede in Italia, per creare occasioni per formare l’elite dirigente che governerà l’Europa nei prossimi decenni per fare di questo luogo un punto d’incontro. Con questo spirito consentiremo a Santo Stefano di non restare solo luogo di ruderi o di memoria anche emozionante, ma là dove la nostra patria ha visto rinchiusi a chiave gli oppositori al fascismo che anelavano alla libertà, bene proprio lì facciamo trasformare quel luogo nell’occasione della rivincita della libertà. Già adesso sono partiti i primi lavori per evitare i crolli, ma non basta: serve costruire il futuro. E quello che vale per Santo Stefano e quello che vale anche per l’Europa.

Non giro attorno al problema: l’Europa rischia di crollare. Quando perde il senso della propria vocazione e diventa insieme di egoismi, l’Europa non ha un destino già scritto. La benzina dell’Europa è stata un ideale. Quando si partì si aveva un disegno complessivo, un puzzle nel quale poi ciascuno metteva un pezzettino, la CECA era pezzo di una strategia più ampia. Oggi corriamo il rischio opposto: abbiamo tutti insieme l’euro nelle nostre tasche, abbiamo istituzioni democratiche, come il sogno di Spinelli aveva immaginato in un momento in cui sembrava impossibile, folle, assurdo, allucinante, che però si è trasformato in realtà, ma rischiamo di non avere più l’ideale come motore capace di costruire un pezzo dell’Europa che verrà. Ecco perché c’è bisogno dell’Italia che con l’orgoglio di chi sa che storia porta su di sé, la storia del nostro popolo e il grande contributo che ha dato alla libertà e all’ideale. E allora per questo quando l’Italia cerca di affermare un modello diverso di sviluppo europeo non stiamo facendo le bizze o rivendicando un doveroso interesse nazionale, ma stiamo cercando di riportare l’Europa a essere quello che deve essere. Lo faremo anche da qui, Ventotene, luogo di bellezza.

Tutta questa bellezza richiede però la capacità di essere preservata e la forza di immaginarla per il futuro. In questo luogo di bellezza ricordiamo i grandi che hanno segnato la nostra storia, impostiamo un lavoro di recupero dell’antico carcere borbonico: i denari non mancano, serve la volontà di un progetto che non sia di breve periodo finalizzato a creare luogo di incontro e formazione che sia in grado e capace di costruire nuova classe dirigente. Ecco perché da qui, dalla culla dell’Europa, dal luogo nel quale l’Europa è, come nel manifesto, libera dai muri, libera dall’odio verso l’altro, libera dalla paura del diverso, e unita dai valori, unita dall’ideale, unita dal sogno. Ebbene, da qui, dove l’Europa è libera e unita prendiamo l’impegno: da qui al 31 Agosto 2017 il recupero di Santo Stefano dovrà essere partito e in modo molto corposo. Non riusciremo probabilmente in un anno e mezzo a far partire già gli stage, ma possiamo, lavorando insieme con determinazione, ospitare il 31 Agosto 2017 il centenario della nascita di Spinelli, immaginando che sia il modo per affermare l’ideale dell’Unione europea.

A tutti quelli che fuori dall’Italia pensano che lo facciamo perché abbiamo bisogno di chiedere qualcosa per noi, noi rispondiamo che lo facciamo perché abbiamo bisogno di chiedere come cittadini europei più ideale, più passione, più sogno. Che l’ideale europeo non venga trascinato in polemiche da cortile e beghe interne che fanno perdere il contatto con le persone, che fanno crescere il populismo e la demagogia, che si rafforza certo laddove la mancanza di misure di crescita e di benessere porta alla disoccupazione. L’Europa o sarà sociale o non sarà. Non è possibile che le persone non hanno un posto di lavoro o vivono la difficoltà quotidiana, quell’Europa lì è destinata al fallimento. L’Italia chiede di tornare a questo sogno e lo fa investendo denaro per le nuove generazioni. Da cittadino italiano dico che sono sconvolto al pensiero che dove sono stati i padri italiani ci siano solo dei ruderi.

C’è la cella di Pertini, la numero 32, c’è una targa che ricorda il presidente della Repubblica. Ci sono dei ricordi che la guida ci ha illustrato. Ma quello che c’è in quel luogo è tanto di ciò che vogliamo per i nostri figli e i nostri nipoti: la forza di chi è più forte dei muri, di chi è più forte dei carceri, della repressione, del fascismo, dell’odio. Spinelli e gli altri concludono il manifesto dicendo che occorre tenersi pronti al nuovo. Dobbiamo tenerci pronti anche noi: c’è un’ansia di cambiamento nel mondo che richiede l’Europa protagonista. Le persone che perdono la vita nel Mediterraneo stanno scappando dalla guerra, dalla fame, dalla povertà, dalla mancanza di libertà. I bambini che muoiono nell’Egeo non sono degli sconosciuti, hanno un nome, anche quando noi non lo sappiamo. Ma conosciamo il loro dolore.

Tenersi pronti al nuovo significa che c’è bisogno di un’Europa di ideali, non solo di vincoli e di parametri. Perché questo accada, la via da percorrere non è né facile né sicura, ma dev’essere percorsa e lo sarà. Pensate alle parole con cui quel manifesto si conclude: chi lo avrebbe mai detto che quella via che era da percorrere sarebbe davvero stata percorsa? È la forza del sogno: la via non è facile, ma noi la percorreremo con orgoglio, la percorreremo con la consapevolezza, la percorreremo con la responsabilità di cittadini italiani che sanno quanto grande è la forza del nostro Paese, e con la volontà di rendere tutti, anche quelli che oggi vogliono andare contromano con la storia, capaci di rispondere al grande ideale dei cittadini europei. Grazie. Viva l’Italia, viva l’Europa”.

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